«Ho visto scappare intere famiglie con bambini»

Residenti e commercianti esasperati. «Mai sentito di un tifoso accoltellato a Como»
Una notte di follia. Un accoltellato al Sinigaglia probabilmente non c’era mai stato. Quella tra martedì e mercoledì nelle vicinanze dello storico stadio, in occasione della partita Como-Inter, è una pagina buia. Una notte violenta che va pure a fare il paio con gli eventi post Italia-Germania di poche settimane fa.
Tra commercianti e residenti si avverte, oltre all’indignazione per i fatti di martedì, la necessità di trovare una soluzione di rottura con il passato di scontri fra tifosi
.
«Fosse per me al posto dello stadio farei un bel parcheggio. In giorni ordinari crea problemi alla viabilità. Durante le partite crea problemi di sicurezza per le persone. Non ha assolutamente senso – dice Achille Mondoni – Come è possibile che qualcuno si possa beccare una pugnalata per una partita di calcio?».
Un’opinione che fondamentalmente contempla un taglio netto al problema di sempre: l’eliminazione fisica della struttura sportiva. Stesso tipo di soluzione è suggerita da Giovanni Crusco, esercente della via in cui si sono verificati i tafferugli.
«Spostare lo stadio sarebbe un’ottima soluzione all’impossibilità di muoversi nei weekend in congiuntura con le partite, quando l’intera zona è blindata – dice il negoziante – Una domanda però è d’obbligo. Cosa hanno intenzione di costruire, dopo?». Un interrogativo che mette in dubbio l’adeguatezza di una soluzione così radicale, poco condivisa da altri. «Era una partita di calcio. Avrebbe dovuto trattarsi di una semplice occasione di divertimento che si è trasformata in pura pazzia – dice Francesca Pisu, che lavora in zona e ha assistito al match – Secondo me, spostare lo stadio non ha alcun senso. Bisognerebbe mostrare più autorità, come è stato fatto in altri Paesi, dopotutto. Quanti ragazzi vivono per il calcio, alla fine? Occorre intervenire sull’educazione, non sulla struttura».
Insieme al biasimo per i fautori degli scontri aumenta anche la diffidenza nei confronti dello spostamento dello stadio.
Un’alternativa è fornita, ad esempio, da Daniela di Marco, che spiega: «Ovviamente uno stadio in centro città crea disagi. Tuttavia non è la posizione a impedire eventi spiacevoli come quelli dell’altra sera. Determinati soggetti problematici ci sono sempre e indipendentemente dalla zona. Quello che ci vuole è una presenza maggiore delle forze dell’ordine nonché una maggiore informazione nelle partite “a rischio”. Se uno sa che possono essere previsti degli scontri, semplicemente non si reca allo stadio».
Viene portata poi la testimonianza degli esercenti che lamentano l’inefficacia delle contromisure preventive adottate nei confronti di partite considerate pericolose come quella di martedì.
«Il problema con questo tipo di tifosi è che anche se proibisci ai bar di vendere alcolici, quelli si portano dietro da bere. Anche per quest’ultima partita, si erano riforniti altrove, senza problemi – spiega Antonella Lama che lavora in uno dei bar attorno allo stadio – Quindi è un provvedimento che non funziona, senza contare che se non possiamo vendere siamo tutti penalizzati».
Si percepisce un’indubbia frustrazione nella voce dei cittadini. C’è anche chi ha assistito alle scene di violenza, come Tino Bollini: «È stato qualcosa di allucinante – spiega – Intere famiglie con bambini terrorizzati che scappavano. Teppisti armati di spranghe. Serve una soluzione. Però bisogna vedere se è giusto spostare lo stadio fuori dalla città. Dopotutto è anche l’unico stadio con la particolarità di essere in riva al lago».

Matteo Congregalli

Nella foto:
Giovanni Crusco

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