«L’ho visto a terra. Urlavo: papà, papà. Era vivo, ma non rispondeva»

Alfio Vittorio Molteni, l'architetto ucciso

Delitto Molteni, udienza drammatica ieri in Tribunale a Como. Parlano il padre e il figlio dell’architetto ucciso

Alfio che prepara la cena, il risotto in tavola, padre e figlio che mangiano insieme, la tavola da sparecchiare.

Alfio Vittorio Molteni, l'architetto ucciso Alfio Vittorio Molteni, l’architetto ucciso

E quel rapido saluto: «Torno subito papà, vado a prendere Federico alla stazione». Alceo Molteni ha rivissuto in aula in tribunale a Como gli ultimi istanti della vita del figlio Alfio Vittorio, l’architetto ucciso a Carugo la sera del 14 ottobre 2015. Dopo aver salutato il figlio, l’anziano genitore sente uno sparo e poi un altro ancora. Poi il silenzio, rotto qualche minuto dopo dalle urla disperate del nipote che chiamava il papà.

«Mio figlio non c’è più – ripete in aula, tra le lacrime Alceo Molteni – Io non ce la faccio più. Voglio sapere perché lo hanno ucciso. Gli hanno fatto troppo male. Ditemi perché?».

In aula, nel processo per l’omicidio di Alfio Vittorio Molteni, il padre ha ricordato il dolore del figlio per le difficoltà nel vedere le sue bambine dopo la separazione da Daniela Rho.

«Piangeva – ha ricordato – Si buttava sul letto e piangeva. Diceva, non mi ha dato le bambine. Quando potevano stare con lui era così contento, mi diceva di andare a comprare le bistecche più buone perché le avrebbe portate a mangiare».

Anche il fratello dell’architetto ha ricordato l’angoscia per la separazione dalle figlie.

«Amava le bambine e piangeva perché non poteva vederle – ha detto Romeno Molteni – Oggi anche noi purtroppo non vediamo più le bambine. Ci piacerebbe, ma ancora oggi viviamo nell’angoscia e nella paura di ritorsioni».

Tra i testimoni del pubblico ministero Pasquale Addesso anche il figlio maggiore della vittima, Federico, nato dal primo matrimonio dell’architetto.

«Papà doveva venire a prendermi alla stazione, ma non c’era – ha ricordato tornando alla sera dell’omicidio – Sono tornato a piedi. L’ho visto a terra. Urlavo: papà, papà. Era vivo, ansimava ma non mi rispondeva».

Federico ha raccontato del suo rapporto con il genitore.

«Era un punto di riferimento per me, sognavamo di lavorare insieme – ha detto – Quando era sposato con Daniela Rho lei non gli permetteva di trascorrere il tempo con me e non potevo quasi mai vedere le mie sorelle. Dopo la separazione stavamo molto più tempo insieme. Lui era molto preoccupato per i continui atti intimidatori. Aveva paura che potesse accadere qualcosa di davvero grave».

Federico Molteni ha parlato anche del rapporto con Alberto Brivio, il commercialista accusato di essere, con Daniela Rho, il mandante dell’omicidio.

«Per papà era un amico, ma mi diceva che non bisognava nominarlo. Lo chiamava “mister B”. Si davano del tu, parlavano delle bambine, si è rivolto a lui quando era preoccupato per il lavoro perché i suoi collaboratori si erano licenziati per andare nella ditta Rho» conclude.

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