«I due svizzeri mi accerchiarono»

alt Il tentato omicidio in piazza a Cantù
(m.pv.) Anche gli altri due ragazzi avrebbero accerchiato Andrea Mayr, agevolando (nell’accoltellare la vittima) quello che, ad oggi, è l’unico imputato. E non è nemmeno escluso che sulla scena, nella piazza di Cantù, potessero esserci più coltelli e dunque non uno solo. È questa, parola più parola meno data la segretezza delle indagini, la sintesi di quanto riferito ai carabinieri di Cantù dal ragazzo di Milano (26 anni) rimasto per giorni tra la vita e la morte dopo una brutale aggressione

avvenuta nella notte tra sabato 15 e domenica 16 febbraio in piazza Marconi.
Andrea Mayr, campione di motociclismo, è stato sentito dai militari per far luce sulla lite per futili motivi che ha portato in cella Antonino Laurendi, il 21enne pizzaiolo di Como accusato di tentato omicidio. La richiesta di poter far parlare la vittima era stata avanzata anche dal legale che tutela gli interessi del giovane accoltellato, l’avvocato Ivana Anomali. Il fatto di sangue giunse dopo una banale discussione (poi degenerata) dopo una serata trascorsa in una discoteca.
Per il momento, come detto, l’unico indagato rimane il pizzaiolo che, subito dopo l’accoltellamento, salì sulla macchina di due amici svizzeri che si allontanarono. Il giovane fu però subito scaricato, quando i due ticinesi si accorsero di quello che aveva fatto. Questo, almeno, era quello raccontato fino ad oggi dagli stessi protagonisti della serata. Ma ora il racconto fatto dalla vittima potrebbe cambiare le carte in tavola se verrà riscontrato che i due giovani, di Chiasso e Mendrisio, presero parte attiva allo scontro, magari anche solo accerchiando il 26enne. I due, una volta scaricato l’amico per strada, non chiamarono le forze dell’ordine per segnalare l’accaduto.

Nella foto:
La caserma dei carabinieri dove è stato sentito Andrea Mayr, 26enne di Milano

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