«I giovani devono specializzarsi se vogliono contratti stabili»

L’analisi di Mario Piccinelli (Cisl)
La Svizzera è un “polmone” in grado di assorbire una buona fetta della forza lavoro lariana
«Ragazzi, specializzatevi: è l’unica soluzione per sfuggire alla disoccupazione». È il consiglio di Mario Piccinelli, responsabile della Cisl di Como per il mercato del lavoro. Secondo gli ultimi dati Istat, rilanciati ieri dal “Corriere della Sera”, in Italia quasi un giovane su tre – il 29,3% – è senza lavoro. Siamo secondi solamente a Spagna, Slovacchia e Irlanda. In tutti gli altri Paesi i ragazzi hanno più opportunità di lavoro e la media della disoccupazione giovanile nell’Eurozona

è pari al 21,2%.
A Como, spiega Piccinelli, la situazione è migliore rispetto alla media italiana. Tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione è al 15% (12%tra i maschi, 18% tra le femmine).
«Su questi numeri, comunque più incoraggianti rispetto ai valori italiani, incide molto anche il frontalierato – spiega Piccinelli – La Svizzera è un “polmone” in grado di assorbire una buona fetta della forza lavoro comasca». Sono circa 17mila i frontalieri che, ogni mattina, passano il confine per lavorare in Ticino.
«È un’arma a doppio taglio – precisa – perché Ticino e Lombardia sono territori piuttosto omogenei e non è raro che la crisi colpisca contemporaneamente entrambe le aree. In questo caso noi, a Como, dobbiamo far fronte anche alla disoccupazione dei frontalieri».
I sindacati italiani hanno sempre sottolineato come, durante le crisi, gli italiani siano i primi dipendenti a esser licenziati dalle aziende svizzere.
«Nelle professioni che richiedono una bassa qualifica – continua Piccinelli – a Como c’è una forte concorrenza di manodopera extracomunitaria. Perciò consiglio ai giovani, specie a coloro che non hanno lavoro, di specializzarsi, di perfezionare la preparazione professionale investendo qualche mese in formazione. Solo così potranno vincere la concorrenza straniera e ambire a un contratto stabile».

Andrea Bambace

Nella foto:
Ogni giorno sono circa 17mila i frontalieri che lasciano Como per lavorare in Ticino

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