«I kebab sono utili per raccogliere fondi da usare per altri scopi»

Parla l’esperto Alberto Oggero
L’ombra del terrorismo si allunga su Como. La notizia delle perquisizioni effettuate in città, alla ricerca di una presunta cellula eversiva collegata a Hezbollah turco, ha creato forte impressione. E mentre le indagini degli inquirenti proseguono, ecco come analizza i fatti recenti Alberto Oggero, esperto di sicurezza internazionale.
«È innanzitutto essenziale compiere una distinzione netta tra Hezbollah turco e libanese. Una scissione decisiva per poter commentare quanto sta accadendo. L’Hezbollah
libanese è un partito politico sciita, dotato di un’ala armata, storicamente legato all’Iran. Quello turco, che sembrerebbe coinvolto nelle operazioni di Terni e Como, è invece di natura sunnita e affonda le radici in un’osservanza molto conservatrice dell’Islam».
Si tratta di un gruppo – nato nel corso degli anni Ottanta – sorto parallelamente ad altre fazioni terroristiche di stampo islamista. «Da quello che si è potuto apprendere, in seguito a notizie emerse sul blitz dell’antiterrorismo e della Digos, il metodo di agire di questa presunta cellula – specifica sempre l’esperto Alberto Oggero – basato su attività criminali collaterali utili a finanziare la loro causa primaria, ben si addice a questa situazione specifica».
Dalle indagini è infatti emerso che la cellula di Terni – da dove sono partite le indagini poi arrivate fino a Como – gestiva anche una vera e propria filiera del kebab.
Dalla lavorazione delle carni alla distribuzione all’ingrosso. «Si tratta di dinamiche già evidenziate, in passato, in casi analoghi. Dai kebab ad altre attività commerciali, tutto è utile per raccogliere fondi da usare per altri scopi. E non mi stupisce che tra le varie occupazioni ci possa essere anche quella del favoreggiamene all’immigrazione».
Il nodo cruciale da sciogliere è quello di «riuscire a capire quali siano le vere motivazioni alla base dell’attività di questa cellula – prosegue Alberto Oggero – Bisogna comprendere se si tratta di un gruppo molto vasto oppure ristretto. Solo avendo un quadro completo si può cercare di capire se, alla base di questo movimento eversivo sotterraneo, ci siano motivazioni prettamente economiche oppure esclusivamente religiose. E possibile anche che entrambe queste spinte convivano all’interno dello stesso gruppo». Un altro elemento interessante è strettamente connesso alla data di avvio delle indagini. «Il fatto che le operazioni delle forze dell’ordine siano iniziate parecchi anni fa, conferma alcune caratteristiche di Hezbollah turco – spiega l’esperto di sicurezza internazionale – Da sempre, infatti, le cellule eversive di tale natura si espandono con la massima calma. Si radicano progressivamente sul terreno e in più punti». A riprova di ciò, va evidenziato come le perquisizioni siano state effettuate in diversi centri. Da Olgiate Comasco a Fino Mornasco, Gironico, Cassina Rizzardi, Lurate Caccivio e Luisago.
«Da sempre tendono a creare una rete che si basa su attività criminali – molto spesso mascherate attraverso commerci leciti – e intanto mandano avanti, in maniera sotterranea, i loro piani – conclude Alberto Oggero – In Turchia, dove è nato il movimento Hezbollah (in arabo significa il partito di Dio), un metodo molto diffuso, originariamente, per recuperare delle risorse era anche quello di ricorrere ai rapimenti».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
La maxi-operazione contro il terrorismo curdo è stata condotta dalla Procura di Terni in collaborazione con la Digos (foto Sara Gargagli)

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