«I tempi sono cambiati. Facciamo le primarie del centrodestra»

L’intervista – Parla Sergio Gaddi, assessore alla Cultura di Como
«Non ho ancora firmato per il referendum elettorale ma non avrei alcuna difficoltà a farlo»
«Il momento per il Pdl è difficile, come dimostra anche quanto accaduto a Milano. Per noi, in vista delle comunali del prossimo anno, l’obiettivo prioritario è a questo punto la vittoria. Ecco perché credo che il metodo più coerente con cui indicare il nostro candidato sindaco siano le primarie. I cittadini siano chiamati a scegliere in modo diretto. Tutto questo ci avvicinerebbe alla realtà».
Sergio Gaddi, assessore alla Cultura e al Bilancio del Comune di Como, lancia l’ennesima

provocazione. Voce fuori dal coro di un centrodestra alle prese con molti problemi, legati soprattutto alla gestione di complicate vicende tecnico-urbanistiche, Gaddi rilancia sul suo campo una parola d’ordine diventata marchio e simbolo del campo avverso: primarie.
Il centrosinistra comasco ha già convocato i suoi elettori per il 27 novembre. Fino a questo momento, i contendenti sono soltanto due (Mario Lucini e Marcello Iantorno, entrambi consiglieri comunali del Pd). L’assessore rilancia. Sfida gli avversari sul loro terreno. «Votiamo anche noi, per i nostri candidati. Facciamolo nello stesso giorno». Per dimostrare, sembra voler sottintendere Gaddi, quanto forte sia ancora il Pdl e il centrodestra sul Lario.
Non ci sono regole né regolamenti, non avete esperienza. Pensa davvero che sia una buona idea?
«L’alternativa non c’è. È vero, non abbiamo il regolamento delle primarie, ma non dobbiamo certo scrivere la Divina Commedia. Potremmo attingere da chi ha esperienza».
Qualcuno potrebbe obiettarle che in questo modo vi mettete al traino degli vostri “competitor”.
«Il problema vero è non rimanere ancorati a vecchie logiche. Il messaggio delle primarie è chiaro e vale anche per la Lega. Tutto il resto sono soltanto alchimie di palazzo. Noi non possiamo permetterci il distacco con la realtà, l’unico mezzo serio o più vicino all’obiettivo che perseguiamo è questo: le primarie».
Ma gli elettori di centrodestra apprezzeranno le primarie?
«I tempi cambiano con una velocità impressionante, oggi il cittadino ritiene di dover scegliere direttamente. È una strada percorribile e utile per il Pdl: perché non seguirla? L’unica avvertenza è che siano primarie vere e aperte a tutti e non soltanto ai tesserati».
Ma che cosa cambia davvero con il meccanismo delle primarie?
«Si dà un segnale di cambiamento verso l’autentico scandalo che oggi è in atto, ovvero la legge elettorale che permette la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie».
Ha firmato per il referendum abrogativo?
«Non ho ancora firmato ma non avrei alcuna difficoltà a farlo. Qualsiasi difetto non sarà mai peggiore dello strappo tra eletto ed elettore».
Come pensa che reagirà il partito alla sua proposta?
«Il mio è un contributo alle dinamiche interne al Pdl, credo di avere il diritto di esprimere un’opinione. Peraltro, è stato lo stesso segretario del Pdl, Angelino Alfano, a lanciare le primarie. Sul candidato sindaco o il partito è totalmente unitario o il voto dei cittadini è l’unica soluzione praticabile».

Dario Campione

Nella foto:
La corsa per la candidatura a sindaco di Como è iniziata ormai da tempo

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