LIBERTÀ DI LAVORARE NEL GIORNO DI FESTA

di GIORGIO CIVATI

Come cambia il commercio

Saracinesche selvagge? Certo che no, nessuno – noi nemmeno – vuole che il commercio sia esasperato, senza regole e senza orari.
D’altra parte, però, se ogni esagerazione è sbagliata, anche troppe regole, troppi impedimenti rischiano di essere errati. Nocivi agli utenti e agli stessi commercianti, specie in una realtà come quella comasca che da anni – e con fatica – cerca di darsi una connotazione turistica più decisa e positiva.
In questa ottica, le aperture o le chiusure festive dei negozi della città ci appaiono un’occasione persa. Per il capoluogo, per gli utenti, per i negozianti stessi. Anche in occasione del Primo Maggio, che quest’anno cade di domenica, la storia sembra ripetersi. Negozi aperti? No, grazie, è la risposta dell’associazione di categoria.
La Confcommercio locale ripropone una posizione già nota. E, se non difetta in coerenza, a nostro avviso manca però in realismo. Resta fuori dal tempo, ancorata a posizioni superate, improponibili.
Il mondo infatti è cambiato, e non da ieri.

In due o tre decenni gli orari e le aperture degli esercizi commerciali si sono ampliati, modificati, addirittura esasperati. E solo l’Unione commercianti lariana pare non essersene resa conto.
Se, per esempio, negli anni ’80 chiudere a una certa ora la sera era la norma, se le domeniche erano rigorosamente off limits per la spesa, oggi non è più così. E non è più così da tempo.
Per questo l’indicazione dell’associazione – tutti chiusi i negozi di Como anche domenica Primo Maggio – ci pare anacronistica.
Qualcuno, lo sappiamo, ci accuserà di voler far lavorare gli altri, cioè i commercianti, alla faccia delle feste, del meritato riposo, della famiglia e di quant’altro.
Invece non è così: semplicemente, ci piacerebbe che chi vuole possa farlo. Senza temere “scomuniche” dall’associazione che dovrebbe rappresentarlo, senza infrangere dogmi veri o presunti.
Ecco, ciò che ci pare sensato è lasciare spazio a più elasticità individuale, a una maggiore libertà di scelta. Sapendo che gli orari dei negozianti sono pesanti e quelli dei commessi o delle commesse anche, che non tutti possono avere voglia o bisogno di una domenica in più di lavoro.
Però, se permettete, immaginiamo invece che ci sia anche chi, al contrario, una domenica in più di apertura la aspetta, la vuole, la cerca. Sicuramente con fatica, ma senza preconcetti, senza imposizioni. Ancora più fastidiosi se vengono “dall’alto”.
Insomma, senza neppure sognarci di imporre aperture o orari, non abbiamo timore di affermare che ci piacerebbe una Como più vivace, più turistica. Con qualche negozio aperto, magari molti, ma sempre secondo le decisioni e la volontà dei singoli. E senza vincoli da chi i commercianti dovrebbe rappresentarli, non comandarli a bacchetta come a volte sembra succedere. Farebbe bene ai turisti, ai comaschi, molto probabilmente anche a quei negozianti che eventualmente decidessero di lavorare.

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