Cronaca

Libeskind: «Il monumento non si sposta»

altConferenza stampa ieri in diretta su Etv dell’archistar americana Il possibile voto? «Non si fa architettura con il consenso»
(da.c.) The Life Electric non si sposta dalla diga foranea. «Fuori da quel luogo non avrebbe senso. This is the point».
Tutto si potrà (forse) dire di Daniel Libeskind, tranne che difetti di sincerità. L’architetto americano lo ha dimostrato ieri pomeriggio in diretta su Etv, rispondendo – senza particolare apprensione – alle domande dei giornalisti comaschi. L’appuntamento in Sala Stemmi, al piano nobile di Palazzo Cernezzi, era stato caricato di molti significati e di altrettante attese. La conversazione con l’archistar è però filata via liscia.

Da parte di Libeskind non c’è stata alcuna polemica contro gli “oppositori” del monumento. Ma non è mancata una rivendicazione, costante e continua, del proprio lavoro e del proprio ruolo. Rivendicazione improntata, è vero, a un understatement molto anglosassone. Ma punteggiata, anche, da riflessioni acute su cosa significhi oggi fare arte o architettura.
«L’installazione che ho deciso di donare alla città – ha detto Libeskind – non è un concetto astratto. È il ridisegno di uno spazio pubblico che si trasforma e traghetta Como nel XXI secolo mostrando a tutti l’ambizione positiva della città».
L’architetto americano ha mostrato più volte di avere le idee molto chiare sul significato della sua scultura. «Le città non sono luoghi statici ma dinamici. Si modificano nel tempo, crescono, stratificano i propri edifici». Chiedersi se il monumento si integri o meno con la storia di Como, ha fatto intendere Libeskind, è probabilmente un errore concettuale. «Le città sono composte da stili e filosofie diversi. Different age, different sky». Il cielo cambia a seconda del tempo storico, poiché muta il paesaggio che lo incornicia. E proprio di «cornice» ha parlato Libeskind definendo il suo progetto, «elemento che permetterà di vedere il lago in modi nuovi».
Molte le domande rivolte all’architetto americano sul possibile referendum che potrebbe segnare un giudizio negativo da parte dei cittadini.
In questo caso, la risposta di Libeskind è stata molto netta. «L’architettura non si fa con il consenso», ha detto. Rivendicando per sé e per la politica il diritto di scegliere. «Il fatto che sia nato un dibattito così ampio sul monumento significa che stiamo facendo arte. Voglio però ricordare che in tante altre parti del mondo opere in un primo momento contestate sono poi diventate simboli che nessuno potrebbe più eliminare».
Sulle critiche, anche feroci, giunte da alcuni architetti comaschi, Libeskind ha scelto risposte non diplomatiche.
«Il punto è uno solo – ha detto – l’architettura è un’arte sociale. Nasce per la gente, non è rivolta agli architetti. Questi ultimi possono avere opinioni divergenti ma non ho fatto The Life Electric per ottenere il loro beneplacito e la loro approvazione». Anche sulle dimensioni dell’installazione, da qualcuno giudicate eccessive, l’archistar americana non ha fatto passi indietro.
«Le proporzioni sono opinabili, dal mio punto di vista quelle scelte sono giuste».

23 ottobre 2014

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