Liceo Volta, ecco il piano: 500 a lezione e 500 a casa

Liceo Volta e maturità 2020

«Non mi lascio andare a facili ottimismi, però una parola di incoraggiamento agli studenti va data». È fiducioso Angelo Valtorta, preside del liceo classico e scientifico “Alessandro Volta” di Como e attivo anche in supporto dell’Ufficio scolastico regionale. Valtorta sta redigendo proprio in questi giorni l’atto di indirizzo da inviare a docenti e famiglie. Basandosi sulle linee guida generali e sul parere del medico scolastico, Valtorta ha elaborato una proposta poi approvata dal collegio docenti e di istituto. «In generale – spiega Valtorta – ritengo che sarà prioritario il ritorno a scuola per gli allievi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, è una necessità pedagogica: il contatto con la maestra o con il professore è fondamentale; diverso è il discorso per le scuole superiori, credo che la didattica a distanza possa essere un’opportunità, fermo restando che anche per i ragazzi più grandi la socialità e l’incontro siano insostituibili. Abbiamo perciò optato per una soluzione che prevede lezioni in presenza e, in contemporanea, anche a distanza: il liceo “Volta” conta mille studenti, dunque la scelta è di avere 500 studenti in classe e altri 500 che si collegano da casa, in contemporanea alla lezione in classe, tramite il sito Internet della scuola. In questo modo potranno interagire con il professore e con i compagni. Abbiamo potenziato la rete fino a 200 mega e acquistato alcuni portatili da mettere a disposizione degli studenti, inoltre contribuiremo alle spese di connessione se necessario. Le lezioni dureranno 45 minuti, non ci sarà l’intervallo ma gli studenti avranno a disposizione 15 minuti al termine delle lezioni per attività di educazione alla cittadinanza attiva e alla salute». Valtorta definisce “del semaforo” la politica scelta dalla sua scuola: «Se il 13 settembre ci diranno che possiamo tornare tutti, allora semaforo verde, altrimenti arancione fino a metà ottobre, termine dell’emergenza sanitaria, poi si valuterà se portare il 70% degli studenti a scuola. È un percorso in fieri, ma con la volontà e il buon senso si può garantire il diritto all’istruzione senza tralasciare quello alla salute».

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