L'IGNAVIA CHE OSCURA LA MEMORIA

Valore inestimabile
Per favore, fate qualcosa, o a poco a poco l’ignavia si sommerà all’incuria fino al punto di non ritorno. Se non per i comaschi di oggi, pensate all’interesse di quelli che verranno. E considerate con occhio più benevolo, già che ci siete, le migliaia di turisti appassionati di architettura che visitano ogni anno la città di Como. Potrebbe essere un pozzo di petrolio per il turismo culturale, la nostra “torre di Pisa”, ma come tante altre ricchezze locali per forza d’abitudine ci lascia indifferenti. Colpevolmente. D’accordo, il Monumento ai Caduti magari a qualcuno potrà non piacere: silenzioso, freddo, sfacciatamente
 moderno. Ma sacro, comunque la si voglia pensare, e votato a documentare il sacrificio di molti. Ardito. Troppo ardito.  Non piacque ai comaschi nemmeno quello che per la forma navale fu chiamato “transatlantico”, il Novocomum, prima opera costruita di  Terragni. Tanto fece scandalo che in città si nominò una commissione per stabilire se demolirlo oppure lasciarlo così come si presentava. E la polemica debordò oltre gli angusti confini provinciali approdando sulle riviste di grido dell’architettura del ventennio, difeso a spada tratta da maestri come Giuseppe Pagano e Gio Ponti. Oggi, il Monumento ai Caduti, chi lo difende più? Al limite, ci si divide se sia di destra o di sinistra considerarlo valore. Mentre è lì, con l’evidenza di un punto esclamativo anche nella forma, a dirlo da quasi un secolo. Eppure così, isolato e fuori mano, svetta su una delle più felici “isole” architettoniche a filo d’acqua che città lacustre possa vantare. Ma è facile preda del degrado:  è vincolato dalla Soprintendenza, certamente, ma non è privato bene come il Novocomum,  né è tutelato o vissuto come la Casa del Fascio (sede della guardia di finanza) o l’Asilo Sant’Elia (abitato da bimbi e insegnanti). Brilla solo della luce che gli concediamo di far splendere come luogo simbolo e sommatoria di valori. Artistici ed etici.

Lorenzo Morandotti

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