Cronaca

«Il bilancio più difficile di Como. Ecco perché dobbiamo vendere»

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I numeri della crisi
L’assessore Giulia Pusterla difende la manovra per il 2013

«Senza entrate in conto capitale il Comune non può fare investimenti, ovvero spese in conto capitale». La prima considerazione dell’assessore al Bilancio di Como, Giulia Pusterla, è un dato di fatto forse apparentemente scontato, ma con un effetto dirompente.
Perché nelle «spese in conto capitale» rientrano tutti o quasi gli investimenti che interessano i cittadini.
Quindi, dice ancora in maniera chiara l’esponente di Palazzo Cernezzi, «se non portiamo entrate nelle casse del

municipio non potremo più fare neanche le manutenzioni straordinarie».
Ieri sera, in Biblioteca a Como, l’assessore ha avuto il compito di presentare ai cittadini un bilancio che lei stessa non esita a definire «il più duro della storia non tanto del Comune di Como quanto dell’intero nostro Paese».
Che si analizzi il capitolo delle spese correnti oppure quello delle spese in conto capitale, il problema, comunque lo si guardi, resta la ormai drammatica ristrettezza di risorse. «Nonostante tutto siamo riusciti a chiudere il bilancio senza aumentare tasse e tariffe, e questo non era affatto scontato», rivendica Pusterla.
Restando alle spese in conto capitale, il nodo cruciale è relativo alle entrate. «Il piano di alienazione di beni pubblici approvato recentemente è un passaggio fondamentale e inevitabile – dice la commercialista e assessore al Bilancio del capoluogo – Se non portiamo entrate, come anticipavo, non possiamo spendere. Corriamo il rischio di non poter garantire nemmeno interventi minimi. La vendita del patrimonio è importante. Il Comune di Como ha troppi beni tenuti male. Ha più senso ridurre la quantità di immobili e avere soltanto un patrimonio utile e in perfette condizioni, che produca reddito».
Negli ultimi anni, gli investimenti in conto capitale sono drasticamente diminuiti. Soltanto per rendere l’idea, fino al 2006 l’amministrazione aveva a disposizione per le opere pubbliche alcune decine di milioni di euro. Oggi siamo ben al di sotto della soglia di 10 milioni.
In dettaglio, nel 2000, Palazzo Cernezzi ha realizzato opere per 36 milioni di euro, cifra scesa a 22 milioni nel 2003 e poi tornata a 27 nel 2005 e a 21 nel 2006. Dal 2007 al 2010, gli investimenti sono rimasti comunque sopra la soglia di 10 milioni, poi il drastico calo.
«Il Comune nel tempo ha ridotto le spese per investimenti in modo netto – spiega Pusterla – Nel 2011 abbiamo toccato il record negativo, con opere per soli 5 milioni di euro. Per il 2013 la previsione è di poco superiore agli 8 milioni. Abbiamo leggermente aumentato, ma è decisamente troppo poco per un Comune capoluogo con le dimensioni e la popolazione di Como e con le aspirazioni della città. Il nodo, però, resta sempre avere le entrate necessarie per poter fare gli investimenti – aggiunge l’assessore – anche se poi ciò che conta maggiormente è passare dalla previsione alla effettiva capacità di spesa. L’obiettivo non è tanto stanziare le risorse ma realizzare concretamente le opere».
Passando alle spese correnti, pesa in primo luogo l’azzeramento dei trasferimenti erariali.
«Negli ultimi 5 anni i trasferimenti sono precipitati in modo impressionante – commenta Giulia Pusterla – Dai quasi 22 milioni di euro del 2008, oggi siamo a mezzo milione di euro. Questo è il primo dato da cui partire. Premesso questo, soltanto per rendere l’idea della situazione in cui ci troviamo, basti dire che non sappiamo ancora con esattezza quale parte delle entrate dell’Imu rimarrà effettivamente al Comune. Abbiamo fatto una stima e siamo stati prudenti, ma è evidente che non siamo in una situazione ottimale».
In tema di servizi ai cittadini, pesa sul bilancio il problema di attività i cui costi dovrebbero essere interamente coperti dagli utenti e che invece si traducono in entrate drasticamente inferiori alle uscite. La situazione peggiore, da questo punto di vista, è quella dei musei, con entrate pari al 3% delle uscite. È invece del 20% il tasso di copertura per i nidi e gli impianti sportivi. Va meglio sul fronte dei servizi cimiteriali, con entrate che coprono il 74% delle uscite. Le mense scolastiche, infine, sopportano spese che vengono coperte quasi interamente (all’80%) dalle tariffe pagate dagli utenti.
Almeno per l’anno in corso, l’amministrazione comunale non sta comunque valutando l’ipotesi di esternalizzare questo genere di servizi.
«Al momento non stiamo ragionando su possibili esternalizzazioni – conferma Giulia Pusterla – È in atto una riflessione per la riorganizzazione delle mense scolastiche ma non è previsto l’affidamento della gestione del servizio a società esterne».

Anna Campaniello

Nella foto:
Giulia Pusterla, commercialista comasca e assessore al Bilancio di Palazzo Cernezzi
27 giugno 2013

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