«Il Lario punti sul centenario di Leonardo»

altCarlo Pedretti, massimo studioso del genio vinciano, è oggi a Menaggio
Obiettivo 2019. «I rapporti di Leonardo da Vinci con il Lario, documentati in molti suoi dipinti, meriterebbero un bel programma espositivo in occasione del quinto centenario della morte del geniale artista. Gli eventi leonardeschi di Expo, in effetti, sono tutti concentrati su Milano, mentre il 2019 permetterebbe di sviscerare la situazione lariana in tutti i suoi piccoli e grandi riferimenti artistici e culturali. Senza dimenticare figure come lo storico Paolo Giovio». Il grande umanista lariano

, infatti, pare abbia incontrato Leonardo, a Pavia, e poi gli dedicò un celebre ritratto biografico nel 1526 ancor oggi prezioso come fonte storica.
E quando a spronare i comaschi è Carlo Pedretti, il massimo studioso di Leonardo, la proposta risulta piuttosto perentoria. Due anni fa, era stato al centro del dibattito culturale quando Sergio Gaddi, non più assessore alla Cultura del Comune, sul finire del 2012 aveva proposto una mostra leonardesca a Villa Olmo, con la consulenza del grande ricercatore. Ora, a quasi due anni di distanza, lo abbiamo intervistato al telefono, alla vigilia della sua conferenza che terrà oggi a Villa Vigoni di Loveno presso Menaggio, organizzata dall’associazione ArteLario guidata da Emanuele Pitto. Pedretti non risparmia i ricordi: l’incontro con Pier Paolo Pasolini, quello con Italo Calvino sulla spiaggia di Malibu, appena arrivato a Los Angeles, e l’attore Usa Tony Curtis che arrivava alle sue lezioni leonardesche con la Rolls Royce. Ma l’incontro comasco sarà soprattutto l’occasione per parlare di Leonardo pittore, con la presentazione ufficiale del volume dedicato alla Madonna dei Fusi di Leonardo da Vinci pubblicato da Cb edizioni. Pedretti ha curato il testo in collaborazione con la professoressa Margherita Melani, una delle sue fedelissime assistenti. «Prendo esempio dallo storico dell’arte Bernard Berenson, uno dei miei maestri, di cui tra l’altro conservo l’ultima missiva. Occorre dare ascolto e spazio ai giovani».
Una delle tre versioni della Madonna dei Fusi, appartenente a una collezione privata americana, al centro del corposo studio arricchito da un sontuoso apparato iconografico, è tra l’altro conservata a due passi da noi, sul Ceresio.
La serata è organizzata con la prestigiosa Fondazione Culturale italo-tedesca Villa Vigoni e avrà inizio alle 17.30 presso la Sala Convegni della storica dimora lariana, che è da tempo un centro culturale internazionale. Durante la presentazione sarà proposto un intervento musicale con il maestro Ivan Pelà che eseguirà motivi cinquecenteschi al liuto.
«La terza versione, già nota come appartenente alla raccolta Crespi, è senz’altro la più vicina alla mano di Leonardo», dice Pedretti al telefono. E aggiunge: «È bene che del genio vinciano sia riconosciuta la grandezza come pittore: certo, è importante la sua opera scientifica, ma quella artistica è sublime». Pedretti, quest’anno, in collaborazione con le sue allieve e assistenti pubblicherà quasi contemporaneamente tre nuovi libri su Leonardo. Ma cosa c’è ancora da scoprire sul genio vinciano?
«Moltissimo – risponde Pedretti – specie sul Leonardo più tardo, il più prossimo al trasferimento in Francia. Periodo sul quale, tra l’altro, è ancora possibile scovare documenti inediti, come mi è capitato di recente. Ci sono molte concatenazioni tra il vinciano e i potenti del tempo da raccontare con dovizia di particolari». E a proposito del Leonardo “francese”, c’è da chiarire l’identità della Gioconda. Per Pedretti non è la moglie del fiorentino Francesco del Giocondo, ma una dama della corte di Urbino, amante di Giuliano de’Medici: «Come ho ipotizzato già nel 1957, presto dimostrerò con documenti che ho trovato nell’archivio di Urbino che si tratta con certezza del ritratto di Pacifica Brandani, ossia la favorita di Giuliano».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Nell’aprile del 1501 Leonardo a Firenze lavorava a un «quadrettino», una Madonna col Bambino intento ad innaspare fusi, destinato a Florimond Robertet, favorito di Luigi XII. Il volume di Pedretti e Margherita Melani ricostruisce la genesi del tema della Madonna dei Fusi e la sua fortuna artistica. Tre sono le versioni riconducibili a Leonardo: la Madonna Reford, la Madonna Buccleuch e quella Crespi (nella foto)

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