Cronaca

«Il muro non deturpò il paesaggio della città»

altDefinitivamente archiviate le accuse di danno ambientale a Ferro, Viola e Cosenza

Il muro non deturpò il lungolago e l’ambiente circostante. E, soprattutto, i dirigenti comunali e provinciali che seguirono

– pur con ruoli diversi – la costruzione della barriera di cemento davanti al lago non si resero responsabili di distruzione delle bellezze naturali di Como. Questo si deduce dall’archiviazione definitiva delle accuse nei confronti del direttore dei lavori per le paratie, Antonio Viola, del responsabile del procedimento, Antonio Ferro, e dell’allora (2009) dirigente del settore Urbanistico della Provincia, Giuseppe Cosenza. Con questa decisione del giudice per le indagini preliminari, si chiude definitivamente l’indagine sulla vicenda del muro, che già aveva visto “decadere” buona parte della sua consistenza a fine 2011. Ossia quando decaddero – sempre nell’ambito della stessa inchiesta – le accuse rivolte a Viola, Ferro e Cosenza per i reati di abuso edilizio e urbanistico, oltre che per abuso d’ufficio. Fu proprio il pubblico ministero che ha condotto l’indagine sul cantiere delle paratie, Simone Pizzotti, a chiedere e ottenere dal giudice delle indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto, l’archiviazione per quelle accuse.
Da quel momento a oggi, di fatto, l’unico filone di indagine rimasto aperto è rimasto quello dell’ipotetico deturpamento ambientale. Ora, con l’archiviazione anche di questa voce, il fascicolo è chiuso. Senza alcun provvedimento nei confronti dei dirigenti coinvolti. I quali, ovviamente, ieri non hanno potuto esprimere che grande soddisfazione per l’esito legale della vicenda.
Il responsabile del procedimento, Antonio Ferro, parte da una citazione di Giulio Andreotti.
«Lui diceva che non basta avere ragione, serve anche trovare chi te la dà – afferma il dirigente di Palazzo Cernezzi – Ora, per fortuna, anche un giudice ha confermato che non venne commesso alcun illecito ai tempi. La vicenda del muro ha segnato me e non soltanto me. Ho aspettato questo momento molto a lungo, e ovviamente auspicavo un esito simile. Sono soddisfatto e credo che ora avrò una serenità maggiore anche per continuare il lavoro e arrivare alla conclusione dei lavori sul lungolago, visto che anche nei momenti più difficili non ho mai voluto fare lo “Schettino” di turno e abbandonare la nave in difficoltà».
Soddisfazione anche per il direttore dei lavori del cantiere delle paratie, Antonio Viola. «Sono lieto che il pubblico ministero prima e il giudice in ultima istanza abbiano letto con grande attenzione le relazioni sul nostro lavoro e abbiano valutato l’assenza di reati – osserva Viola – Naturalmente, nessuno ha mai avuto la volontà di deturpare il lungolago e il paesaggio di Como, tanto più che il muro venne anche abbattuto in tempi rapidissimi».
Ferro, Viola e Cosenza erano assistiti dall’avvocato Giuseppe Sassi.
«Dopo anni di un procedimento penale che ha avuto riflessi quasi sociali nei loro confronti – ha commentato il legale – si chiude nella maniera migliore questa vicenda. Ferro, Viola e Cosenza erano quasi stati additati quali deturpatori di una città intera. Ora, invece, il sigillo dell’autorità giudiziaria chiarisce che tutto si era svolto in maniera regolare e trasparente».
Se sul fronte giudiziario si chiude una partita delicatissime e simbolicamente molto importante, le incognite sul futuro del cantiere delle paratie rimangono. Entro la fine di marzo è atteso il progetto messo a punto dal Politecnico contenente le varianti agli elaborati originali. Poi toccherà alla Regione dare il via libera o meno a quei documenti. E soltanto allora si potrà capire se (e con quali costi) potranno finalmente riprendere i lavori sul lungolago.

E.C.

7 marzo 2013

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