Cronaca

«Il professore voleva “cavalli di razza” per la propria soddisfazione sessuale»

altIl guru dell’anoressia – Ecco le motivazioni della sentenza. Parole dure anche contro le Asl
Valutazioni pesanti dei giudici sulle violenze spacciate per strumenti di cura

A Waldo Bernasconi non andavano bene tutte le ragazze. «Sceglieva soltanto chi considerava un “cavallo di razza”». E il riferimento è solo ed esclusivamente relativo «alle caratteristiche estetiche e alla maggiore o minore vulnerabilità» della prescelta «nei confronti del “Prof”». Parole di una testimone sentita in aula che il Collegio di Como ha fatto sue per motivare la sentenza di condanna per il 67enne professore ticinese per le violenze

sessuali su quattro pazienti e per l’abuso della professione di medico, psicoterapeuta e dietologo. Non di psicologo, in quanto «egli è stato formalmente iscritto all’Albo degli psicologi della Toscana fin dal 1989».
Utilizzo “criminale” del transfert
Sono state depositate, come detto, le motivazioni in merito alla vicenda della clinica ticinese SanaVita per la cura delle disfunzioni alimentari, che aveva una propaggine a Cascina Respaù a Camerlata e in viale Masia a Como con il Forum Crisalide. Strutture che servivano per raccogliere clienti da girare alla casa madre della «galassia Bernasconi».
Nelle 192 pagine, i giudici hanno ripercorso un processo lunghissimo, fatto di 25 udienze e 116 test ascoltati, con sette imputati e 75 persone offese che hanno chiesto di costituirsi parte civile (non solo ex pazienti ma anche Asl). Le accuse più forti erano quelle legate alle violenze sessuali che hanno poi portato alla condanna di tre imputati, non solo Bernasconi ma anche i collaboratori Piero Billari e Isaac George (attore reso celebre dal “Drive In”). Nelle pagine relative a questo reato, le parole del Collegio sono state molto pesanti, soprattutto in merito alla relazione tra il professore ticinese e una 22enne ospite della struttura che poi, uscita da SanaVita, decise di togliersi la vita gettandosi da un ponte in Valtellina.
Bernasconi con quella giovane fece un «utilizzo “criminale” del transfert e del contro-transfert – si legge – nell’ambito del rapporto terapeutico» con la giovane, in barba alle «più fondamentali regole della deontologia degli psicologi». «Determinati comportamenti, apparentemente accettati e voluti dalla ragazza», furono invece «il frutto di una induzione in errore spacciando la relazione sessuale come uno strumento terapeutico di guarigione». Il tutto per «soddisfare la propria concupiscenza sessuale».
Non ci fu però alcuna Truffa
Ma le parole colpiscono anche gli altri due imputati condannati per le violenze, che avrebbero «abusato della condizione di inferiorità psichica delle pazienti» affidate alle cure «di un presunto terapeuta», il tutto unito all’inganno sul fatto «che l’attività sessuale fosse uno strumento utile e necessario per guarire dal disturbo del comportamento alimentare». La sentenza non demonizza SanaVita («La quasi totalità delle testimoni ascoltate nel corso del dibattimento hanno affermato di essere rimaste molto colpite dalla capacità degli operatori di capire realmente la situazione di una persona ammalata») e spiega il perché del mancato riconoscimento della truffa alle Asl – «Le Asl» che inviarono a SanaVita i propri tecnici «avevano non solo il potere ma anche il dovere di accertare la sussistenza dei requisiti per l’erogazione del beneficio assistenziale richiesto» – e alle pazienti. Per i giudici, queste ultime «non hanno mai presentato alcuna denuncia o querela», «evidentemente perché l’accordo per lo scambio tra prestazione “terapeutica” e pagamento della retta non era stato percepito come frutto di un inganno».
Le condanne e le assoluzioni
Per questa vicenda sono stati condannati Waldo Bernasconi (7 anni e 6 mesi), Isaac George, 55 anni (4 anni e 9 mesi per l’abuso della professione e tre violenze sessuali), Piero Billari (4 anni e 7 mesi per l’abuso della professione e due violenze sessuali) e Silvia Agoletti, 47 anni, collaboratrice di Bernasconi: assolta da tutti i capi di imputazione è stata condannata a 4 mesi solo per l’abuso della professione. Assolti tutti gli altri imputati, ovvero moglie e figlia del professore ticinese e la dottoressa di SanaVita.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’arrivo della guardia di finanza di Como all’interno della struttura di Camerlata che anni fa era gestita da quella che è stata definita la «galassia» del guru dell’anoressia
23 marzo 2013

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