L’immobilismo della politica sul Lario e la collaborazione fallita con il Ticino

Interventi e repliche

Il futuro è da sempre legato a concetti quali speranza, ripresa e progresso. Ma è da un po’ di tempo, in quel ramo del Lago di Como, che tale parola sembra più legata a termini quali incertezza, fallimento e decadenza. Le ultime notizie inerenti ai vari “no” del governo ticinese, riguardanti per lo più questioni ferroviarie, sembrano voler ribadire questa piega degli eventi.
Il declassamento della stazione di San Giovanni, l’eliminazione dei treni Tilo e il possibile dirottamento della linea dell’Alptransit in luoghi ritenuti più “idonei” sono notizie terribili.
Soprattutto l’idea di spostare il futuro e intenso traffico merci dell’Alptransit più a Ovest, evitando completamente la nostra provincia che è da sempre uno sbocco naturale dei traffici merci provenienti dalla Svizzera, è una notizia a dir poco sconfortante tenendo anche conto che la Svizzera prevede di dirottare tutto il suo traffico merci su ferrovia.
Se prendiamo per buona la definizione che commercio è uguale a ricchezza, allora la nostra provincia si prenderà una grande batosta. Ma come possiamo fare per evitarla? Gli svizzeri parlano dell’inefficienza delle nostre infrastrutture, come motivazione che giustifica le loro scelte. Hanno ragione?
Beh, da sempre la provincia di Como soffre di mancanza di infrastrutture. La Pedemontana che avrebbe dovuto creare un collegamento diretto tra Varese, Como e Lecco non esisterà mai, sostituita da un’autostrada che sfiora i confini della Bassa Comasca e che forse non verrà neanche completata nella sua interezza. Della promessa tangenziale di Como verrà realizzato solo il primo lotto, a pagamento, e la cui utilità è ben discutibile. A queste grandi opere si aggiungono tanti altri interventi stradali mancati che servirebbero al territorio per un suo ulteriore sviluppo, ma rimasti sulla carta.
Questi casi ovviamente non hanno correlazioni con le decisioni svizzere, ma dimostrano come queste ultime si vanno ad aggiungere ad altre che avranno pesanti conseguenze nello sviluppo del nostro territorio.
Che dire invece delle ferrovie? Il trasporto pubblico e ferroviario in generale in Italia è sempre poco considerato. In provincia di Como poi è stato fatto poco o niente per migliorarlo. La tratta Chiasso-Milano che si prestava come naturale sbocco del traffico ferroviario Svizzero e dell’Alptransit non verrà mai migliorata attraverso il raddoppio della linea, ma al più subirà delle piccole migliorie. Già da tempo il governo ticinese ha giudicato insufficiente tale misura e chiedeva che si tornasse all’idea originaria, promettendo anche finanziamenti per realizzarla. Tutto caduto nel vuoto. L’odierna decisione svizzera di dirottare il suo traffico su un’altra linea ferroviaria non è che il triste epilogo di questa storia.
Ma è possibile che non ci siano soluzioni? È possibile che, mentre in altre provincie si migliorano i collegamenti e si costruiscono altre ferrovie per facilitare i contatti con il Ticino, noi possiamo solo stare a guardare?
Ora da giovane cittadino comasco vorrei porre delle domande ai nostri politici, locali e non, e alle nostre varie associazioni interessate al benessere economico e allo sviluppo del nostro territorio: cosa si intende fare? Si vuole uscire da questa sorta di immobilismo che da anni ha portato il nostro territorio a perdere un’occasione dopo l’altra? Si vuole lottare per il nostro territorio, non in nome di un provincialismo d’altri tempi, ma per dargli ciò che in fondo merita? Oppure vogliamo decadere definitivamente, piangendoci addosso, ovviamente senza aver fatto niente per cambiare la sorte? Queste sono le mie domande che da giovane quale sono pongo non tanto per essere critico, ma per spronare e unirci tutti per cambiare quella parola “futuro” in quello che deve essere: un sinonimo di speranza, di miglioramento e di progresso.
Matteo Vanini

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