L’Imu per gli oratori e gli asili preoccupa i parroci

I sacerdoti attendono di conoscere le novità e temono di dover chiudere le strutture
«Se dovessero decidere di applicare l’Imu, allora non farò altro che chiudere l’asilo e l’oratorio del Crocifisso. Subito dopo mi recherò in Comune per lasciare le chiavi e anche l’incarico di gestire queste strutture». Sono parole cariche di preoccupazione quelle di padre Livio Balconi, parroco della Basilica del Crocifisso.
I possibili scenari legati alla prevista introduzione dell’Imu – la nuova tassa sugli immobili – agli edifici di proprietà della Chiesa che non siano utilizzati solo a scopo ecclesiastico o per funzioni sociali fa discutere. «Ovviamente siamo in attesa di conoscere in che modo tutto ciò potrà influire sulla sopravvivenza di asili e oratori – aggiunge padre Balconi – ma la preoccupazione è forte».
Il pensiero che accomuna i parroci è comprendere se l’imposta verrà applicata agli edifici che svolgono anche soltanto in parte un’attività commerciale, come i bar presenti negli oratori. E in quale percentuale il provvedimento influirà sugli asili parrocchiali che spesso coprono la mancanza di posti nelle strutture comunali.
«Noi paghiamo l’Ici laddove è previsto dalla legge – spiega il parroco di San Fedele e del centro storico, monsignor Carlo Calori – Non è una novità. Bisogna capire come si intende applicare l’Imu».
Il vero problema sembra essere concentrato principalmente sui piccoli bar presenti negli oratori «che noi non abbiamo, ma che sempre più spesso, dove esistono, vengono curati da associazioni come le Acli», aggiunge don Calori. «Il problema – spiega il parroco di San Fedele – non è di certo sulle strutture nel loro complesso che svolgono una funzione sociale e dalle quali non si ricava alcun introito. Anzi, molto spesso è la comunità a investire delle somme per farli andare avanti. E oratori, spazi per i giovani o aule utilizzate per varie attività esistono in tutte le 15 parrocchie della convalle. Da Brunate a San Salvatore».
Il ragionamento non cambia se dal centro storico ci si sposta nella parrocchia di San Bartolomeo che, oltre ad avere l’oratorio, gestisce anche l’ultimo cinema rimasto in città, l’Astra.
«Sulle attività commerciali quali il cinema, come tutti, paghiamo l’Ici», spiega don Christian Bricola, parroco di San Bartolomeo. Va ricordato che la Chiesa italiana paga l’Ici sugli immobili di sua proprietà utilizzati a fini commerciali. Non la paga, invece, sugli edifici usati per attività educative e sociali oltre che, come è evidente, su quelli con finalità di culto. «Bisogna ora comprendere quali sono le intenzioni con l’Imu e come troverà applicazione nei nostri confronti», afferma don Bricola.
Chi conosce bene l’importanza per i ragazzi degli oratori e degli annessi campetti di calcio è Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell’Atalanta e, qualche decennio fa, talent scout che ha scoperto i più grandi giocatori usciti dal vivaio del Calcio Como.
«Mi sembra strano che istituzioni al completo servizio della collettività e dei meno benestanti debbano pagare questa tassa – dice Favini – Si tratta di luoghi di ritrovo e ricreazione per i giovani. Personalmente posso anche dire che nei campetti sterrati degli oratori spesso ho visto in azione giovani promesse del calcio». E subito tornano in mente gli aneddoti. «Mi ricordo di quando vidi, ormai molti anni fa, un ragazzino che imperterrito sotto la neve giocava nel campetto di un oratorio – conclude Favini – Era Fabio Viviani che portammo in 24 ore al Como. Poi la sua bravura gli valse la serie A e tra le tante squadre in cui militò figura anche il Milan».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il campetto di calcio dell’oratorio di San Bartolomeo a Como. A rischio sono i bar dei centri giovanili parrocchiali (Fkd)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.