Cronaca

L’incognita del maxi-debito da 33 milioni

alt Il caso del prestito “paracadute”
L’azienda ospedaliera dovrebbe restituire la cifra al Pirellone

(a.cam.) La vendita dell’area di via Napoleona non è una (semplice) operazione immobiliare.
L’azienda ospedaliera Sant’Anna ha la necessità di alienare il comparto dell’ex ospedale, un passaggio indispensabile per far fronte al debito di 33 milioni di euro contratto con la Regione Lombardia. Sebbene passata da tempo in secondo piano, se non addirittura dimenticata, la questione del debito incombe sull’azienda ospedaliera.
Bisogna tornare all’anno 2010, quando è stato inaugurato il nuovo Sant’Anna, a San Fermo della Battaglia. Il piano finanziario del nuovo ospedale Sant’Anna prevedeva un’entrata di 30 milioni di euro legata alla

vendita del patrimonio immobiliare dell’area di via Napoleona e di altri terreni e immobili di proprietà dell’azienda sparsi sul territorio. Questa “voce” era indispensabile per far quadrare il bilancio dell’opera. Poi, però, la congiuntura economica negativa e il momento di stallo del mercato immobiliare hanno ritardato e reso difficile l’operazione immobiliare, rinviata a più riprese e tuttora bloccata.
Per evitare il naufragio del progetto del Sant’Anna-bis, l’allora assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani – in accordo con il direttore generale del settore Carlo Lucchina, oggi a sua volta passato nella lista degli “ex” del Pirellone – è intervenuto con un prestito-ponte, che l’esponente della giunta preferiva definire “paracadute”.
L’entità esatta del finanziamento è stata di 33 milioni di euro, ovvero la somma necessaria per l’ultima maxi-rata pagata per la realizzazione del presidio sanitario a San Fermo della Battaglia.
Che lo si voglia chiamare “paracadute” o più semplicemente prestito-ponte, la sostanza cambia poco. Ad oggi, l’azienda ospedaliera Sant’Anna ha un debito di 33 milioni di euro con Regione Lombardia. L’alienazione dell’area di via Napoleona, dunque, era ed è ancora oggi un passaggio indispensabile per far tornare i conti.
L’azienda non ha materialmente bisogno della somma di denaro per saldare i conti del nuovo ospedale o per finanziare interventi concreti, ma deve pur sempre onorare il debito contratto con la Regione.
Nel 2011, però, l’ex sindaco Stefano Bruni aveva ipotizzato uno scenario diverso. «L’azienda ospedaliera dovrebbe restituire i soldi alla Regione – aveva spiegato l’allora primo cittadino di Como – È però una questione sulla quale stiamo trattando e negoziando. Il ricavato della vendita di via Napoleona dovrebbe servire per ripianare il prestito ottenuto per il nuovo ospedale ma stiamo studiando se sia possibile trovare una strada diversa».
La stessa azienda ospedaliera aveva ricevuto rassicurazioni dall’assessorato alla Sanità sull’eventualità, se non proprio di cancellare il debito, di ottenere la possibilità di trattenere sul territorio e reinvestire i 33 milioni di euro. A patto, naturalmente che la somma fosse disponibile dopo la vendita dell’area di via Napoleona.
Oggi, rispetto al 2011, tutti gli interlocutori in Regione sono cambiati. E la questione del debito torna dunque di stretta attualità. In un senso o nell’altro, infatti, si dovrà fare chiarezza sui tempi di restituzione del prestito oppure su eventuali, diversi utilizzi del denaro.

27 marzo 2013

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