Cronaca

«Incubo Ebola, siamo pronti». Piano d’emergenza al Sant’Anna

altPrevista una stanza per l’isolamento al pronto soccorso
«Siamo pronti a fronteggiare l’emergenza Ebola. L’eventualità che si presenti un caso nei nostri ospedali è remota, ma l’allarme non può essere sottovalutato e ci siamo preparati come previsto dai protocolli».
Il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Sant’Anna Giuseppe Brazzoli rassicura i comaschi sull’epidemia di febbre emorragica che, negli ultimi mesi, ha già colpito oltre 9mila persone, quasi tutte in Africa.
I Paesi attualmente indicati come a rischio dall’Organizzazione

Mondiale della Sanità sono Sierra Leone, Guinea e Liberia, mentre dal 13 ottobre scorso è stata dichiarata “Ebola free” la Nigeria.
«Siamo preparati per gestire come previsto eventuali casi sospetti di malattia da virus Ebola – sottolinea Domenico Santoro, primario di malattie infettive del Sant’Anna e coordinatore del team che si occupa della malattia – Il personale ha seguito percorsi di formazione appositi, che sono tuttora in corso e stanno coinvolgendo tutti gli operatori interessati».
Il percorso è articolato. «Si parte dal triage al pronto soccorso, con un questionario specifico per pazienti che riferiscono un possibile contatto con il virus – spiega Santoro – È a disposizione una stanza per l’isolamento al pronto soccorso ed è stato studiato un percorso protetto per i pazienti a rischio fino al reparto malattie infettive. Tutti hanno a disposizione maschere, occhiali, tute e guanti appositi per la protezione individuale».
Nel reparto di malattie infettive del Sant’Anna, due stanze sono state messe a disposizione per eventuali casi sospetti.
«Le stanze del reparto, 15 in tutto, sono predisposte per l’isolamento – spiega Santoro – In particolare, sono a pressione negativa. Questo significa che i germi possono entrare ma non uscire. Inoltre sono dotate di filtri Hepa per bloccare gli agenti infettivi».
Al Sant’Anna potrebbero essere ricoverati i pazienti a basso rischio.
«Significa persone con stato febbrile o altri sintomi riconducibili a Ebola ma che non abbiano avuto contatti con persone infette – spiega Brazzoli – I pazienti ad alto rischio, che abbiano avuto contatti certi con i malati o addirittura con diagnosi di Ebola, come previsto saranno trasferiti, sempre seguendo appositi protocolli, al Sacco di Milano o allo Spallanzani di Roma, ospedali individuati come riferimento per l’Italia».

Anna Campaniello

Nella foto:
A destra, Domenico Santoro con un’infermiera che indossa una tuta protettiva. Sopra, la sala isolata (Fkd)
18 ottobre 2014

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