L’indagine a Como, le intercettazioni: «Hanno ancora stima di me… A Natale mi arriva lo champagne»

Guardia di finanza

«Comunque ti voglio dire una cosa. La stima che ha di me la gente, anche se ho smesso di lavorare, di fare quel lavoro da anni… ho ricevuto ancora degli omaggi per Natale lo sai? Da parte di commercialisti, di amici…». «Li riceverai sempre», replica l’interlocutore compiaciuto. «Ho ricevuto dei magnum di champagne».
A parlare, in una intercettazione della notte dell’ultimo dell’anno del 2019, è Roberto Santaniello, ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate a Como. Non lavora più, eppure – ritengono gli inquirenti – «aveva di recente rinnovato un accordo – visti i buoni uffici mantenuti con professionisti della città – per procacciare clientela» a chi ancora era dietro una scrivania.
Clientela di commercialisti, avvocati e professionisti che avevano bisogno di favori (pagando tangenti) per sistemare pendenze di clienti con il fisco. È solo uno dei tanti passaggi – sconcertanti – della nuova ordinanza che ha scosso nel profondo (di nuovo) le fondamenta della città.
Come pure è sconvolgente il pranzo che si sarebbe svolto per brindare ai “futuri allori” che avrebbero dovuto riguardare Varese, con l’esportazione nella città vicina del sistema corruttivo già in vigore sul Lario.
Un passaggio reso possibile dal trasferimento del vecchio direttore dell’Agenzia di Como, Roberto Leoni, proprio a Varese. Una cena che sarebbe stata seguita da incontri con commercialisti interessati a questo metodo illegale di sbrigare le pratiche pendenti. Niente era riuscito a fermare questo modo di fare, insomma, nemmeno la prima ondata di arresti e perquisizioni dello scorso giugno.
Di quello che stava avvenendo e che sarebbe in seguito successo, se ne stava accorgendo invece Stefano La Verde, funzionario a Como travolto dai primi blitz della finanza.
In una intercettazione in carcere, confidava all’interlocutore, prima ancora che venissero trovati la pen drive e il manoscritto con nomi e cifre: «Tra poco usciranno tutti gli altri nomi. Adesso quello che è uscito fuori è poco. Ora uscirà il più grosso… Ci sono i miei appunti, dove tenevo tutto, quello che avevo fatto e quello che avevo percepito».
E proprio da questi fogli sono partite le indagini che hanno portato all’esecuzione della seconda ordinanza di custodia cautelare eseguita all’alba di ieri mattina dalla Finanza.
Ma come funzionavano le cose? È sempre La Verde a spiegarlo agli inquirenti nel corso di un interrogatorio con il pm titolare dell’indagine, il dottor Pasquale Addesso: «Dopo aver predisposto io i ricorsi (in favore dei clienti dei commercialisti, ndr) il mio rapporto con il professionista non terminava. Continuavo a seguire la vicenda interessandomi della conduzione della difesa da parte dell’Agenzia, acquisivo così informazioni che utilizzavo nell’interesse del contribuente». Poi l’ammissione: «Ho tradito la fiducia dei miei colleghi. Sono pentito perché si fidavano di me mentre io perseguivo gli interessi dei professionisti che mi pagavano».
Nell’ordinanza di ieri è finito anche un intero capitolo per favoreggiamento personale, abuso e rivelazione di segreti d’ufficio. A essere colpito da queste contestazioni è stato il capo settore gestione delle risorse e amministrazione del personale dell’Agenzia delle entrate di Milano, Antonio Silipo. Quest’ultimo, nel pieno delle sue funzioni, apprese dell’indagine in corso su Como e lo rivelò all’allora direttore Leoni che poi fu trasferito Varese. Paradosso della vicenda: quando Leoni fu arrestato, la scorsa estate, era in servizio ancora a Varese. E il suo posto fu rilevato proprio da Silipo.

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