L’indagine sulla ‘ndrangheta. Montagne di cocaina passavano tra Cabiate e Mariano
Cronaca

L’indagine sulla ‘ndrangheta. Montagne di cocaina passavano tra Cabiate e Mariano

«Alla ’ndrangheta vogliono mettere in piedi come San Luca… Volevano fare la cosa tipo mafioso! San Luca al Nord… hai capito?».
A parlare sono due indagati i cui nomi sono finiti nelle ordinanze di questa settimana (contro la criminalità organizzata di stampo calabrese) che hanno sconvolto il Canturino e la Brianza.
L’intercettazione riportata non rientra tuttavia nelle pagine della prima serie di custodie cautelari, quelle di cui si è parlato in questi giorni e che faceva riferimento al rischio di una faida per il controllo della vita notturna in piazza Garibaldi. Le parole riportate in apertura rientrano in una seconda ordinanza – che ha condotto ad altri sette arresti – che è passata sotto traccia in questi giorni in seguito al clamore della “sorella” più grande. Ma le due operazioni sono comunque collegate, non fosse altro perché questo secondo filone si apre proprio grazie alle indagini che erano in corso sul primo.
Mentre vengono effettuati servizi di pedinamento su tre presunti appartenenti al Locale di Mariano Comense, i carabinieri notano che più volte i soggetti sospettati si fermano e fanno tappa in un appartamento di viale Repubblica a Cabiate. Quei locali, presi in affitto da calabresi di San Luca, altro non erano – si è poi scoperto – che la base logistica di una associazione dedita all’importazione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Perché poi, in fondo, è proprio con la droga che la malavita finanzia le proprie attività. Quantitativi enormi di cocaina – anche 50 “pacchi” (chili) per volta – che passavano da quell’appartamento scoperto quasi per caso. Un centro nevralgico dell’attività che aveva delle succursali: una in una pizzeria di Seregno e un’altra a Mariano Comense, dove veniva tenuta l’auto con l’ampio doppio fondo che serviva per il trasporto di droga e contanti.
Di soldi ne giravano molti: basta in tal senso ricordare che in una operazione mirata – a indagine già avanzata – i carabinieri “pizzicarono” i sodali dell’associazione con 340mila euro in contanti, avvolti in sacchettini di cellophane e suddivisi in mazzette con sopra la scritta “Lupin”, uno dei soprannomi di quello che gli inquirenti ritengono essere una figura apicale della presunta associazione.
Associazione che aveva a disposizione non solo i due appartamenti di Cabiate e Mariano Comense per nascondere e occultare droga, soldi e armi, ma anche tutta una serie di apparecchiature per rendere difficoltose eventuali intercettazioni, come disturbatori di frequenze o strumenti per captare eventuali cimici. Precauzioni inutili, visto che gli inquirenti sono riusciti comunque a stringere il cerchio attorno alla banda che parlava e comunicava solo con telefoni muniti di un particolare sistema di messaggistica che rendeva inutile ogni tipo di attività tecnica. I soldi dello spaccio della cocaina finivano poi in Calabria, proprio a San Luca, non in auto ma in pullman, ennesimo espediente per evitare controlli da parte delle forze dell’ordine.
L’affitto nell’appartamento di Cabiate, il cui contratto di fornitura di energia elettrica era stato intestato al presunto leader dell’associazione – 33 anni, residente appunto a San Luca – venne disdetto nel mese di maggio del 2016. Ma ormai gli occhi dei carabinieri si erano posati sul gruppo di spacciatori vicini alla malavita e che voleva fare «San Luca al Nord».

1 Ottobre 2017

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