Linea Cadorna. Il tesoro ritrovato

linea cadornaStoria e memoria – Quattro itinerari estivi proposti dall’Associazione Nazionale Alpini alla scoperta delle trincee fortificate nella nostra provincia

«Non dimenticare», nello spirito che anima la memoria del passato e l’operosità solidale nel presente dell’Associazione Nazionale Alpini, significa ricordare i caduti ma anche salvaguardare le tracce lasciate sul territorio da tante pagine di storia, a cominciare dalla dolorosa esperienza della Grande Guerra del 1915-’18 sul fronte delle Alpi. Qui trincee, postazioni, gallerie, camminamenti, ricoveri costituiscono un “museo all’aperto”, che con le sue pietre posate una dopo l’altra, le sue rocce scavate, il suo allineamento lungo i crinali ci parla di un duro lavoro di edificazione, della quotidiana precarietà della vita nei luoghi di combattimento, del sacrificio di tante giovani e spesso umili vite. Anche il territorio lariano offre oggi a scolaresche, gruppi, associazioni e semplici cittadini la possibilità

di andare alla scoperta di trincee e postazioni fortificate che si distendono da Como all’Alto Lago: grazie al lavoro dei volontari della sezione di Como dell’Associazione Nazionale Alpini, sono stati ripristinati diversi tratti della Linea Cadorna, l’imponente Linea di Frontiera Nord che, dalla Valle d’Aosta alle Orobie, fu conclusa durante la Grande Guerra e posta a prevenzione di un eventuale attacco attraverso la neutrale Svizzera, rimanendo poi inutilizzata. Affinché, come hanno scritto gli alpini di Rovenna e Moltrasio, «ciò che avvenne sulle nostre montagne nel periodo 1915-’18» non sia dimenticato dai lariani di oggi e di domani, i gruppi di volontari della sezione comasca hanno dedicato per anni migliaia di ore di lavoro alla rimozione di vegetazione, detriti, rifiuti e al ripristino delle strutture, nel rispetto delle forme e dei materiali originali. Gruppi e scuole interessate alla visita guidata dei siti, con apertura di gallerie e ambienti coperti, possono contattare la sezione A.N.A. di Como (www.alpinicomo.it; telefono 031.30.41.80, email como@ana.it). A cavallasca Dall’osservazione di un abbeveratoio destinato ai muli in dotazione alle truppe, costruito presso il Sasso di Cavallasca nel 1917, nacque l’dea di un primo intervento della sezione comasca degli Alpini per il ripristino della Linea Cadorna. Compreso nel Parco della Spina Verde di Como, il fortino del Monte Sasso di Cavallasca annovera un ambiente completamente coperto, scavato nella roccia, che è stato liberato dai rifiuti che lo colmavano, e altri locali destinati al riposo delle truppe e al deposito munizioni e vettovaglie. Sono stati riportati alla luce centinaia di metri di trincee, dotate di un accurato sistema di canali di scolo per le acque. Le fortificazioni del Monte Sasso sono raggiungibili sia da Monte Olimpino, parcheggiando presso la chiesa parrocchiale e dal Campo Sportivo salendo al sentiero 2 (segnalazioni in zona), sia da Cavallasca, parcheggiando presso la sede del Parco Spina Verde, imboccando dopo la chiesa parrocchiale la via Monte Sasso e poi il sentiero in direzione Sorgenti del Seveso. Percorrenze: circa 30 minuti. A cardina Addossate all’orlo del crinale, in perfetta mimetizzazione con l’ambiente, le due postazioni per cannoni sulla collina di Cardina sono monumentali piazzole quadrangolari, cui si collegano trincee e ricoveri sotterranei. Dalla prima postazione, un camminamento conduce a un sotterraneo delimitato da una parete naturale in sasso di Moltrasio, scavata a piccone: è stato liberato dai rifiuti accumulati in un secolo che meriterebbero, dicono i volontari alpini, una mostra a parte. La seconda postazione ha svelato, sotto vegetazione e detriti, una trincea perfettamente edificata, che conduce a un deposito sotterraneo ritrovato intatto. Il luogo si raggiunge da Cardina di Monte Olimpino raggiungendo la località Laghetto e seguendo la cartellonistica per le piazzole d’artiglieria, oppure dal quartiere di Sagnino, presso il locale campo sportivo, imboccando in via Ostinelli il sentiero verso Laghetto (percorrenze: 15-20 minuti circa). Sul Bisbino Sotto la cima del Monte Bisbino, un’ampia e spettacolare galleria di comando si addentra nel sottosuolo passando sotto la sommità. All’interno, visitabile con le guide dell’Associazione Nazionale Alpini, si osservano le perfette volte a botte di copertura e l’accurato rivestimento realizzato in pietra locale. Un reticolo di trincee e camminamenti paralleli, addossati alla linea del crinale, è invece disposto ad anello intorno alla vetta. Qui si affacciano gli ingressi di ricoveri e magazzini interrati con gradini, mensole, feritoie, spesso riaffiorati intatti e privi di infiltrazioni sotto le coltri di rifiuti accumulati negli anni. Sotto il piazzale di parcheggio è stata ripristinata una piazzola d’artiglieria. Si sale sul Monte Bisbino percorrendo in auto la carrozzabile che parte da Rovenna, realizzata negli anni della Grande Guerra per raggiungere le fortificazioni. Punto d’arrivo è l’ampio piazzale sotto la vetta. A Menaggio Sul Monte Crocetta di Menaggio una chiesetta degli Alpini, edificata negli anni ’70, ricorda i Caduti di tutte le guerre. Nella zona, lungo il panoramico crinale che si affaccia sul lago e sulle valli, sono stati ripristinati circa 1.000 metri di trincee e camminamenti, in parte coperti, con annessi dormitori, ricoveri e magazzini ricavati all’interno della montagna. È peculiare la prevalenza del calcestruzzo in queste edificazioni particolarmente accurate, salvaguardate da umidità e infiltrazioni grazie a sapienti opere di aerazione e scolo delle acque. Un dormitorio lungo 20 metri conserva intatta la pavimentazione in cemento bocciardato. I diversi ambienti presentano targhette esplicative. La zona del Monte Crocetta di Menaggio si raggiunge percorrendo la strada verso Porlezza e, giunti alla frazione di Croce, svoltando a sinistra, seguendo i cartelli indicatori. Vi si può accedere in auto e, giunti sul posto, effettuare a piedi la visita dei siti, seguendo le mappe e le indicazioni predisposte. Giuliana Panzeri

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