Cronaca

L’infanzia maltrattata trova uno specchio nelle rovine di Como

L’opera
«Sono sempre stata affascinata dagli spazi urbani, in particolare da certa “archeologia industriale” e dall’edilizia popolare. Quando passo in treno mentre inizia a fare buio lungo zone densamente popolate, osservo le luci all’interno degli appartamenti e il modo in cui le persone che ci vivono personalizzano i loro spazi, che altrimenti sarebbero tutti identici».
Tra i luoghi di elezione di Arianna Tagliabue vi sono anche vecchie fabbriche, magazzini in disuso, centrali elettriche e discariche abusive. È qui che prende spunto per le sue opere. «Sono una grande sostenitrice della riqualificazione dei vecchi spazi industriali, con creatività e impegno possono dare luogo a scenari veramente interessanti», dice l’artista.
Le opere che abbiamo selezionato per la nostra galleria (nella foto, Oltre il recinto, puntasecca e tecnica dremel, rotella e collografia su Pvc del 2013) sono tutte ispirate all’ex tintostamperia Ticosa, ferita ancora aperta di Como dopo la demolizione delle sue strutture. «Fa parte di un paesaggio che mi è familiare fin dall’infanzia – spiega Arianna – Fin da bambina la guardavo con gli occhi della fantasia, immaginandola come un maniero incantato. Il passo per renderla protagonista dei miei lavori è stato breve».
Ed ecco perché spesso nei lavori di Arianna emerge il tema dell’infanzia: «I bambini sono gli abitanti di questi luoghi deturpati, grigi e freddi che racconto. Il tema dell’infanzia maltrattata mi è molto vicino anche per esperienze personali e l’ho spesso visto accompagnato da spazi urbani che amplificano il disagio psicofisico dell’individuo. I bambini diventano così icone di sofferenza». È proprio il caso di dire che l’immagine vale più di mille parole. E ha un significato non solo artistico ma anche sociale.

26 ottobre 2014

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