«Infiltrazioni d’acqua, spifferi, docce gelate. È un inferno ma è l’unica struttura rimasta»

La denuncia di chi si allena nel vecchio impianto
«Nella palestra di Muggiò piove dentro. Fa freddo. I bagni sono rotti, le docce non funzionano. Eppure non abbiamo alternative: o così, o chiudiamo la “baracca”». Maurizio Casarola, tecnico federale e campione di lotta greco-romana della società Club Atletica Pesante Como, sul pavimento della palestra di Muggiò ha sudato ben più delle consuete sette camicie. La sua società si allena lì dal primo giorno di apertura, nel 1970, e ancora oggi forma piccoli campioni in una struttura a dir poco

fatiscente. «O ci alleniamo lì, o smettiamo. La mia società sportiva non ha fini di lucro. Vive solo ed esclusivamente di attività agonistica: pur malandata che sia, la palestra di Muggiò è l’unica “casa” dove possiamo preparare i nostri atleti. Quando riusciamo a vincere qualcosa la soddisfazione è doppia, viste le condizioni in cui ci alleniamo».
Proprio ieri, mentre parlava al telefono, Casarola aveva appena assistito all’incontro del figlio Wladymyr Petruk, vincitore della Coppa Italia di lotta. «La lista dei problemi della palestra di Muggiò è lunga – dice l’atleta – Conviviamo con infiltrazioni d’acqua, spifferi, porte mancanti, bagni rotti, docce che non funzionano. L’acqua calda c’è, ma solo a volte».
Chiunque abbia fatto sport conosce il piacere di una doccia calda dopo un allenamento estenuante, e una doccia gelata non è il miglior modo per ritemprarsi dopo la fatica. «In quella palestra – continua Casarola – si allenano 14 società di ogni tipo. Atletica pesante, ginnastica, pallacanestro, judo, karate, shorinji kempo. Cerchiamo tutti di tirare avanti, insieme con il nuovo custode che fa di tutto per garantirci le migliori condizioni di allenamento, in una baracca che fa acqua da tutte le parti». «Anche perché – precisa il lottatore – quella palestra aveva un’aspettativa di vita di 30 anni. È stata inaugurata nel 1970, e noi la frequentiamo sin dal primo giorno. Sono passati 41 anni, è logico che la struttura sia fatiscente. La situazione è così grottesca – continua Casarola – che pur rendendoci conto di quanto sia malandata la struttura di Muggiò, preghiamo affinché non chiuda. Se dovessero togliere l’agibilità, Como non avrebbe più palestre dove fare sport. Parlo di sport con la “S” maiuscola, non posti privati per pilates e cardiofitness». «Como ha bisogno di una palestra vera, non di un’altra struttura dove fare soldi con lo sport – prosegue Casarola – Confido nella comprensione dell’assessore Molinari che, in quanto uomo di sport, sa bene di cosa parlo. Conosce le esigenze delle società. Avere dalla nostra parte un politico-atleta è sicuramente un vantaggio, anche se le risorse economiche sono limitate».
I problemi lamentati da Casarola vengono ribaditi da Filippo Siracusano, presidente della Ginnica96, società di ginnastica artistica, ritmica e aerobica. «Mi rendo conto – dice – che il Comune fatica a trovare i soldi per mantenere le promesse. Purtroppo, però, le società che si allenano a Muggiò sono in difficoltà». Tanti atleti, una sola palestra. Questo significa che le ore vengono “razionate” tra le varie società, e accontentare tutti diventa un’impresa.
«Quest’anno – racconta Siracusano – abbiamo perso una squadra, che ora fa parte della Nazionale di ginnastica, per problemi di ore. Queste ragazze sportivamente sono nate e cresciute con noi, poi le abbiamo perse perché non riuscivamo a garantire le ore di allenamento necessarie». «La vita in quella palestra – continua il presidente della Ginnica96 – è dura: servizi non adeguati, aria fredda d’inverno. Se non si può realizzare la cittadella dello sport a Muggiò, almeno si intervenga per tamponare i problemi della vecchia palestra».

Andrea Bambace

Nella foto:
Uno dei cancelli di accesso al vecchio palazzetto: domina ovunque la ruggine (Fkd)

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