L’influenza riacutizza i malanni della Sanità

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di Mario Guidotti

Si legge che quest’anno l’influenza stagionale è abbastanza leggera, che molti si sono vaccinati e che tutto sta filando via bene. Evviva! Come mai allora i Pronto Soccorso traboccano di gente, le ambulanze non riescono a scaricare malati perché mancano le barelle, l’attesa media è tra le 6 e le 10 ore per essere presi in carico per una (presunta) urgenza?

Il punto è che non serve un’influenza come la Spagnola del 1918, che fece più morti della Prima guerra mondiale, per mettere in ginocchio la Sanità pubblica. Non occorre che si ripresenti l’influenza asiatica del 1957 che lasciò due milioni di decessi. Lo stato della salute pubblica è critico di base, perché su 10 milioni di cittadini lombardi, un terzo è affetto da una o più malattie croniche e la maggior parte sono anziani. Voi capite che se anche due sole linee di febbre si abbattono su un corpo afflitto contemporaneamente da diabete, obesità, bronchite cronica, ipertensione arteriosa e scompenso cardiaco, il sistema biologico salta ed il malato ha bisogno (giustamente) di una rapida presa in carico ospedaliera. Dove, badate bene, magari il processo infettivo viene rapidamente gestito e controllato, ma inevitabilmente si sballano una dopo l’altra tutte le restanti patologie.

Direte: bene, è in ospedale per quello. Sì, solo che un ricovero di questo genere tiene occupato un letto, quando va bene, tra 12 e 16 giorni, non rendendolo disponibile alla “spinta” che viene dal Pronto Soccorso dove quotidianamente si accalcano altri malati con analoghe caratteristiche. Ne conseguono: ricoveri di malati in reparti non specifici, come le chirurgie, ritardi e rimandi di ricoveri programmati ma meno urgenti, anche se si fa per dire. Chi sta a casa volentieri in attesa di essere operato o con il dubbio di avere una malattia neoplastica o neurodegenerativa? È più giusto dare il letto al malato con polmonite e pluripatologia perché si è recato in Pronto Soccorso? Mah!

Mettiamoci poi la spinta dei parenti che si presentano con aggressività inusuale invece che con serena accettazione del limite biologico, aggiungeteci poi un pizzico di Medicina difensiva, perché ormai tutti i medici sentono il “tintinnar di manette” quasi fosse un fastidioso acufene.  Risultato: Pronto Soccorso tipo bolgia dantesca, litigi, ambulanze bloccate ed immancabile articolo sul quotidiano locale il dì seguente. Ma come è possibile?

Si era detto che l’influenza quest’anno non picchiava duro. Chiediamo quindi soluzioni strutturali, non bastano 10-20 letti in più in pochi fortunati (beati loro) ospedali. Chiediamo centri a bassa intensità di cura, dove il medico di famiglia abbia gli strumenti per seguire lui/lei stesso i propri ammalati fragili con sindrome febbrile stagionale. Chiediamo cure domiciliari adeguate. È ora di distinguere e destinare le risorse diversamente tra l’alta intensità di cura e la cronicità riacutizzata, due condizioni da gestire con approcci ben differenti.

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