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Lino Banfi: «Presto girerò una fiction a Como»

lino banfiL’attore ospite a Campione d’Italia
Il famoso comico, popolare per la sua interpretazione in “Un medico in famiglia”, racconta la sua vita e la sua carriera
Mettete una tranquilla sera a cena a Campione d’Italia tra due amici di vecchia data che si ritrovano. Provate a immaginare e a percepire quella sensazione di cordialità, di felice affinità tipica di occasioni del genere. «Tra di noi – ci dice Alain Mességué, il rinnovatore della fitoterapia moderna, parlando del sincero rapporto di familiarità con Lino Banfi, il nonno Libero di “Un medico in famiglia” – c’è stato, ormai 30 anni fa, un vero e proprio colpo di fulmine.

Abbiamo idee comuni e uguale sensibilità, oltre che un grande amore per le ostriche!».

Un’amicizia nata perché Lino Banfi è un cliente abituale del resort di Lugano di Mességué dove si rimette abitualmente in forma prima di girare i suoi film.
A quasi 78 anni, Banfi è ancora un maestro di comicità e il suo modo di far ridere risulta apprezzato da tutte le generazioni. «Il segreto della mia longevità? La sincerité! – afferma il famoso comico – Ho avuto una giovinezza difficile, sono addestrato ai problemi. Per questo, anche se nel corso della mia carriera ho livellato il mio linguaggio, il mio modo di fare comicità, consistente nel ridere e far pensare, non è mai cambiato».

Indubbio. Nonno Libero ne è modello principe: «Molti miei colleghi non si vogliono legare al personaggio che interpretano. Per me non è così. Essere riconosciuto come nonno Libero è un motivo d’orgoglio. Pensi che persino il Papa emerito Benedetto XVI, appena ci siamo incontrati, mi ha chiamato il “Nonno d’Italia”».
Con occhi carichi di fierezza, ma non senza un minimo di imbarazzo ci dice: «Sono stati fatti addirittura dei sondaggi tra i ragazzi delle scuole elementari e medie su chi avrebbero voluto avere come nonno, e Libero li vinceva davanti al Papa e al presidente della Repubblica, anche se con il presidente Napolitano dicevo sempre che eravamo arrivati ex aequo. Certo vedere che a tutti piacerebbe avere un nonno così è bello, vuol dire che l’ho saputo fare bene». Ora, però, è tempo di rimettersi in forma. Mességué, sollecitato sui ritmi di vita frenetici a cui siamo sottoposti oggigiorno, è perentorio nell’affermare che «bisogna fare attenzione ai dettagli, è importante mangiare bene, a orari corretti, e ritrovare quella serenità che abbiamo perso. Mi riferisco soprattutto ai giovani che pensano solo a vivere a 200 all’ora e, in realtà, non vivono più. Fondamentale – conclude Mességué – sarebbe riscoprire il vivere per gli altri».
Una lezione quest’ultima che Banfi ben conosce e ha fatto sua da anni visto che dal 2000 è ambasciatore Unicef: «Ho patito la fame, so cosa significa soffrire. Per questo non fingo quando mi commuovo nei miei ruoli. C’è un angolino, nella mia pancia, dove ho riservato tutte le lacrime che ho pianto nel mio passato. Quando mi servono, mi basta aprire quel rubinetto».
In un momento storico particolarmente difficile per molte famiglie italiane, «in cui per di più manca la fiducia nella politica», la figura di nonno Libero è simbolo di speranza e soprattutto di sincerità: «Il consiglio migliore che posso dare è proprio quello di cercare di essere sempre onesti, con noi stessi e con chi abbiamo di fronte». Banfi ci saluta con queste parole, conscio di aver raggiunto, con il suo personaggio di “Un medico in famiglia”, un traguardo importante, avere cioè «rimesso insieme tutta la famiglia davanti alla tv».

Il saluto è anche una promessa: «Presto girerò una fiction a Como!».

Nella foto:
un simpatico primo piano dell’attore oggi 77enne (
foto Francesco Corbetta)

18 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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