È lo stesso Antonio Pennestrì a definire il suo un vero e proprio «sistema» elencando, nel corso di una intercettazione finita nelle pagine dell’ordinanza, «i bilanci importantissimi sistemati» e i nomi delle aziende beneficiarie.Un sistema che viveva però anche di soldi da pagare «per andare a rete». «La prigione è per tutti… la richiesta è stata fatta, non la immaginavo talmente è stata onesta. Ragazzi, ha chiesto 5.000 euro… ero preparato a ben di più».Nel «patto corruttivo», come lo definisce la Procura, rientrava anche l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate. Ma nemmeno il suo trasferimento a Varese, dall’inizio del 2019, ha finito – secondo la Procura di Como – con il fermare l’attività. Ne parlano padre e figlio Pennestrì in un’altra intercettazione.«Euro su euro gli abbiamo dato a quello…».«Dare cammello, avere denaro». «Perché millantava capacità di prendere, togliere, fare e disfare, ha preso i soldi e non l’ha tolto. Ha venduto aria fritta per un anno e mezzo». Insomma, l’addio al lago del direttore non venne visto in modo tanto negativo dai due Pennestrì, Stefano e Antonio: «Adesso siamo liberi perché se ne va».
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