Cronaca

«Internazionalizzare invece che delocalizzare contro la crisi»

Il convegno di Lariofiere
Produrre in Italia può essere ancora conveniente, ma servono alcuni correttivi
“Backshoring: produrre sul nostro territorio conviene”: gli organizzatori di Expandere Alta Lombardia hanno scelto a Lariofiere un convegno dal titolo provocatorio per chiudere l’edizione 2014 della manifestazione.
Si è cercato di capire se è possibile, nonostante costi e lungaggini burocratiche che paiono insormontabili, fare impresa manifatturiera in Italia. Delocalizzare la produzione è davvero un vantaggio? Ad aprire i lavori, le testimonianze di due imprenditori che hanno scelto la strada italiana e rifiutato tentazioni esterofile, dimostrando che esiste la possibilità di restare in Italia e guadagnare.

«Il futuro del nostro Paese – ha affermato Paolo Preti, docente di Organizzazione di piccole e medie Imprese alla Bocconi – non è la delocalizzazione, ma l’internazionalizzazione. Si produca pure dove si ritiene più opportuno, poi però il canale di vendita privilegiato deve essere l’estero. Le cose che il mondo si aspetta da noi – ha proseguito – sono qualità e innovazione e gli imprenditori italiani hanno tutte le competenze per poter soddisfare queste richieste».
I costi all’estero sono certamente minori, ma l’unicità e l’eccellenza dell’Italia le garantiscono appeal e ruolo di leader nel mondo. Secondo Preti, bisogna sfatare il mito della fine della manifattura in favore del mondo dei servizi, tanto che «fare il bene del Paese vuol dire, in definitiva, fare il bene di queste imprese».
Ancor più perentorio è stato il segretario generale della Cisl Lombardia, Gigi Petteni, secondo cui è fondamentale «ricostruire un’antropologia positiva intorno al concetto di impresa. Occorre inoltre un miglior rapporto tra lavoratori e imprenditori – ha detto – un connubio nuovo che crei le condizioni per politiche moderne positive per entrambi».
Una cultura avversa all’impresa è cresciuta nel tempo, «nonostante questa fosse l’ossatura dell’Italia. Se la crisi ci ha costretto a riflettere e a riscoprire le nostre esigenze concrete e il ruolo della manifattura – ha concluso Petteni – allora viva la crisi!».
Il presidente della Compagnia delle Opere, Bernhard Scholz, ha voluto, nel corso del suo intervento, puntare l’attenzione proprio sulla specificità del nostro Paese: «L’Italia fa eccellenza dove gli altri fanno standard. Per questo non dobbiamo delocalizzare».
Nello specifico, il lavoro manuale non è da disprezzare, anzi «è degno e da lì passa il nostro futuro. L’intelligenza manuale è da valorizzare e l’Italia, in quanto paese manifatturiero per eccellenza, ha il dovere di farlo».
Per poterlo fare con profitto c’è, però, un ostacolo di natura culturale da superare: «l’individualismo». Per Scholz occorre «fare rete» tra le imprese, dialogare, confrontarsi, superando egoismo e autoreferenzialità.
«Se non faccio esperienza del fatto che lavorare insieme porta benefici – ha concluso – non lo faccio mai. È ora che ognuno di noi si chieda cosa può fare per le istituzioni, per le associazioni e per la società e non cosa loro possono fare nei nostri confronti».
Serve, insomma, una diversa apertura mentale, da cui «far nascere l’innovazione». Expandere 2014 ha avuto proprio quest’intento: permettere a realtà diverse, ma accomunate da problemi e bisogni comuni, di parlare, discutere, aprirsi vicendevolmente. Senza paura e senza diffidenza.

Edoardo Testoni

Nella foto:
Da tempo, la Compagna delle Opere organizza incontri tra imprenditori locali e stranieri per cercare punti di contatto
22 Mag 2014

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