L’intervento di Mario Guidotti. «Sanità e politica, decliniamo l’agenda»
Sanità

L’intervento di Mario Guidotti. «Sanità e politica, decliniamo l’agenda»

L’intervento di Mario Guidotti, primario di Neurologia dell’Ospedale Valduce

Il bilancio dell’amministrazione di una regione è costituito per quasi il 70% di voci di Sanità. Con tutto il rispetto per le restanti questioni di governo locale, alle imminenti elezioni andremo a votare soprattutto per come vorremmo sia governata la salute pubblica e privata convenzionata. Ci piacerebbe quindi che anche, anzi soprattutto, le questioni sanitarie fossero nell’agenda dei candidati governatori e consiglieri. Premesso che godiamo di un sistema sanitario regionale veramente all’avanguardia e per certi versi invidiabile da altre realtà della nazione, molto resta ancora da fare. Le liste d’attesa per visite ed esecuzione esami sono insopportabilmente lunghe. I Pronto Soccorso scoppiano perché collettori di ogni magagna non solo sanitaria, ma anche sociale. Il territorio non gestisce la cronicità come dovrebbe. La prevenzione non è attuata come si dovrebbe e comunque ci si investe troppo poco. Chiediamo che siano queste le questioni di dibattito tra i candidati. Con un unico filo conduttore condensato in una parola: appropriatezza. Di accesso (agli ambulatori o Pronto Soccorso), di prescrizione (di visite ed esami), di esecuzione (di prestazioni curative o preventive). Proviamo a declinare nei fatti la parola appropriatezza. In Sanità è noto da tempo un apparente paradosso che contrasta con qualsiasi altro esempio di libero mercato: l’offerta genera la domanda. Che vuol dire: non è aumentando gli spazi in agenda che ridurremo le liste d’attesa, anzi. Più posti offriremo più gente verrà a farsi visitare e più esami di approfondimento verranno prescritti e più visite di controllo dovranno essere eseguite successivamente. Per due motivi. Il primo è clinico e si chiama cronicità. Il 70% delle malattie non guariscono ma si cronicizzano e necessitano di altri controlli ed esami dopo la presa in carico. Il secondo è economico e si chiama gratuità. È tutto gratis, perché non farsi un controllino? Ci credete se vi dico che vengono chieste visite specialistiche con quesito clinico “senilità” in ultranovantenni? Dove è la malattia o anche solo il sintomo? Ma, direte, c’è il ticket. Ne sono esenti: i malati cronici, i bambini, gli ultra65enni con reddito inferiore a cifra decorosissima (pur avendo magari milioni in rendite), i disoccupati, le gravide, i lavoratori in nero, gli evasori, etc. etc. I pochi che pagherebbero il ticket, vero falso problema di discussione politica, anzi politichese, in genere stanno bene. La risposta si chiama appropriatezza alle cure, ai ricoveri, alle prescrizioni. Solo chi ne ha motivo clinico può ed anzi deve essere curato dal servizio sanitario nazionale, che poi è regionale, nel modo più accurato, accessibile ed efficiente. E chi determina l’ appropriatezza? Chi ne conosce le indicazioni. I medici, chi altro? Quindi per favore in campo Società Scientifiche, Ordini dei Medici, Facoltà di Medicina, Ospedali. Restino in panchina politici, burocrati, economisti. Quale candidato ci farà questa promessa?

27 gennaio 2018

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