L’intervista allo psichiatra: «Cresce l’insofferenza, ma pensiamo al dopo»

Primo test negativo

«È vero, l’insofferenza per le misure di restrizione sta salendo. Nelle prime settimane l’equilibrio era maggiore, ora aumenta la parte emotiva e soprattutto chi soffre d’ansia fa fatica a gestire questo evento straordinario e ad accettarlo».
Giampaolo Perna, psichiatra e direttore del dipartimento di neuroscienze cliniche di Villa San Benedetto Menni, ad Albese con Cassano, riflette sui cambiamenti causati dal cambio forzato di abitudini. «All’inizio tutto è stato accettato con maggiore tranquillità – dice – ora invece emergono alcuni dubbi e alcune tensioni: il senso di costrizione, certo, ma anche l’incertezza su quando finirà. E poi la domanda su come sarà il dopo. La realtà è che bisogna cambiare i nostri stili di vita, a partire dal distanziamento sociale, destinato a durare nel tempo».
Frustrazione, noia, rabbia, paura: queste sono le sensazioni che ciascuno di noi ha sperimentato sulla propria pelle. «Bisogna accettare la situazione – spiega ancora Perna – accogliere quanto sta accadendo come il tentativo di preservare la vita di tutti: la propria, quella delle persone più care e quella degli altri. Non tutto, però, è negativo. In questo momento si può pure programmare il futuro, organizzare e ripensare sé stessi in rapporto con gli altri. Riflettere sul senso e sulle modalità della vicinanza o del distanziamento sociale. Creare anche mentalmente nuove abitudini. Questo stare più “lontani” non deve, ad esempio, avere un significato affettivo ma soltanto fisico». Certo, è «ingenuo pensare che tutto possa tornare identico a prima, ci sarà un sottile nuovo equilibrio che per qualcuno sarà faticoso da raggiungere – dice lo psichiatra – Molte persone che adesso sono in prima linea nella lotta al virus usciranno da questo evento con disturbi d’ansia e psicologici. Nel combattimento il dolore non lo senti. Le esperienze, però, si consolidano nella memoria emotiva, dove si imprimono, e vengono fuori successivamente, quando hai tempo per pensare».
Pensare al futuro, sottolinea Perna, significa comunque molte cose: «usare meglio i mezzi di comunicazione a distanza, non soltanto come hobby, oppure curare la forma fisica, dando maggiore attenzione al corpo. Sin qui la velocità della vita ha impedito a molti di farlo, ora siamo costretti a essere più attenti a noi stessi». Oltre al fisico, è essenziale anche la cura della mente. Se, nel primo periodo, lo shock per un pericolo gravissimo ha generato sorpresa e perplessità, e quindi difficoltà di concentrazione, «adesso la mente riprende lucidità e pensa a che cosa fare dopo l’immobilizzazione e l’attesa. Leggiamo, ragioniamo, ipotizziamo il cambiamento. Non è un semplice tasto “pausa” della vita, ma una nuova vita che ricomincerà».

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