«Io come Antonio Cassano. Ma dopo l’ischemia e l’intervento sono pronto a tornare in campo»

Il racconto di Mattia Morandi, nato a Cantù ed ex del Como
L’incubo, per Mattia Morandi, 22enne nato a Cantù, è iniziato il 14 luglio 2011, pochi giorni dopo aver chiuso il campionato di Lega Pro Prima Divisione con la maglia del Como, totalizzando sedici presenze e anche due gol.
Il giovane è in centro a Saronno, in compagnia di un amico. È l’una di notte. Il compagno fa una battuta, Mattia ride. La sua faccia però non si muove più, rimane paralizzata in quella smorfia. L’amico lo soccorre, si preoccupa, ha la ragazza che lavora in ospedale

e la chiama, raccontandole cosa è accaduto. Mattia viene portato al pronto soccorso.
Ne uscirà solo nove giorni dopo con una diagnosi che oggi è sulla bocca di tutti, in quanto è la stessa – nel dettaglio – che ha colpito il giocatore del Milan e della Nazionale, Antonio Cassano: un’ischemia causata da un “forame ovale pervio”, ovvero un forellino tra l’atrio sinistro e destro del cuore che facendo passare il sangue può generare vortici e, di conseguenza, piccoli grumi che poi, in circolo, rischiano di ostruire parzialmente la circolazione.
Una anomalia cardiaca congenita, risolvibile con un intervento chirurgico.
La storia di “Fantantonio”, che sta tenendo tutto il mondo del pallone con il fiato sospeso, è già stata percorsa passo per passo proprio da Mattia Morandi, giocatore nato a Cantù, cresciuto nelle giovanili del Como (scelto da Stefano Borgonovo), passato poi al Legnano e al Novara – con cui ha ancora il contratto fino al 2015 – e l’anno scorso in prestito proprio agli azzurri nel campionato di C1, squadra in cui segnò anche due gol. Il primo problema, per Mattia, risale al 2010.
«Ironia della sorte – racconta il centrocampista – era la settimana in cui con il Novara avrei dovuto affrontare il Milan a San Siro per la Coppa Italia. Mi trovarono la stessa anomalia di Cassano. Mi operarono e tutto andò bene, tanto che, l’estate successiva, arrivai al Como giocando poi tutto il campionato». A giugno 2011, solo pochi mesi fa, il “rompete le righe” per la meritata vacanza dopo la salvezza ottenuta in anticipo con gli azzurri.
«Tornai al Novara e stavo per firmare l’accordo con il Treviso per una stagione. Dovevo presentarmi al raduno in Veneto il 17 luglio per firmare il contratto. Il 14 luglio ero con un amico in centro a Saronno. All’improvviso e senza preavviso non mi sentii bene e mi si paralizzò la faccia. I giorni successivi li passai in ospedale».
Proprio così. Da un secondo all’altro, la vita di Mattia, come quella di Antonio, cambia.
«Arrivai in pronto soccorso, mi visitarono. Dissi che sarei andato a casa ad avvisare i miei genitori che non vedendomi tornare avrebbero potuto spaventarsi, ma non mi fecero uscire dall’ospedale. Rimasi ricoverato per nove giorni».
Il problema, è lo stesso di Antonio Cassano: il sangue che non arriva al cervello come dovrebbe, il volto che si paralizza in una smorfia (“Fantantonio”, raccontano, non riusciva a parlare). «Io ero già stato operato al cuore e tutto il campionato con la maglia del Como lo avevo giocato prendendo delle pastiglie di antiaggreganti – ricorda Mattia – Però probabilmente qualche grumo era ancora in giro e mi creò il nuovo problema. Insomma, in questo anno e mezzo non mi sono fatto mancare proprio nulla».
Un nuovo calvario che ricomincia, dopo i sei mesi per rimettersi dall’operazione al cuore. Il contratto con il Treviso che salta e, soprattutto, la paura di non poter più tornare a giocare. Lui, Mattia Morandi, centrocampista con i piedi buoni, un talento delle giovanili del Como seguito da squadre come Torino, Parma, Sampdoria, poi approdato al Novara nel momento giusto, quando cioè i piemontesi erano pronti a spiccare il salto verso la serie B e poi addirittura la A.
«Questi ultimi quattro mesi sono stati difficili – dice ancora Mattia, che non perde il suo ottimismo – Ora però sto bene, gli esami sono tornati in ordine, li ho ritirati proprio la scorsa settimana al Niguarda. Devo inviare tutto a Milano e aspettare che mi fissino un incontro per ottenere di nuovo l’idoneità per giocare. I tempi sono lunghi ma sono convinto di potercela fare e di tornare in campo. L’ho già fatto, proprio con il Como, dopo l’intervento al cuore, lo rifarò anche questa volta. Per questo mi sto allenando da solo, non con il Novara. Non è la stessa cosa, lo so, ma voglio tornare a essere un giocatore professionista».
Come se non bastasse, Mattia Morandi, in queste ore, è tornato a rivivere il proprio dramma con la vicenda di Antonio Cassano che ha fatto parlare – e continua a far parlare – tutta l’Italia del pallone, milanisti e non. «Vorrei incontrarlo, dirgli che ce la può fare, che ce la possiamo fare. Ma non mi conosce e non vorrei dargli fastidio. Allora gli mando i miei auguri a distanza. Io, come lui, stavo benissimo solo un secondo prima che il mondo mi crollasse addosso. La strada che lui dovrà percorrere è la stessa che ho seguito io, ma ora posso dirgli che i miei esami sono a posto. Che anche a questo guaio c’è un rimedio».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Mattia Morandi, 22 anni, nato a Cantù (compirà i 23 anni in dicembre), con la maglia del Como

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