Cronaca

“Liquidati” con 500 euro un centinaio di profughi sul Lario

Due anni fa la guerra in Libia

Erano sbarcati in Italia sin dai primi giorni della guerra civile, esplosa simbolicamente il 17 febbraio 2011 e conclusa, altrettanto simbolicamente, il 20 ottobre dello stesso anno, con il linciaggio e la morte violenta del dittatore di Tripoli, Muammar Gheddafi. I profughi in fuga dal Nordafrica e giunti in Italia con ogni mezzo erano stati accolti con qualche protesta e suddivisi tra tutte le province del Paese. A Como ne erano arrivati circa 130, alloggiati in strutture di prima accoglienza

(qualcuno anche in albergo) e poi “smistati” alle diverse associazioni sul territorio.
Inizialmente, era toccato alla Protezione civile assumersi il carico di tutta l’assistenza. E fino al mese di dicembre 2012 la stessa Protezione civile ha rimborsato associazioni umanitarie e strutture di accoglienza.
Poi, dal primo gennaio e per soli due mesi, tutto è passato nelle mani del ministero dell’Interno che, come misura straordinaria, ha continuato a gestire i profughi con la rete delle Prefetture.
Adesso i soldi sono finiti. I profughi sono stati “liquidati” con una gratifica di 500 euro e invitati a tornare al loro Paese. In realtà, possono restare sul territorio nazionale, perché quasi tutti hanno avuto un regolare permesso di soggiorno. Ma dovranno arrangiarsi. Trovare lavoro e mantenersi da soli.
Lo Stato, infatti, non paga più alcuna diaria.
Dalla Prefettura di Como giunge la conferma che anche sul Lario le procedure hanno seguito l’inter del resto del Paese.
Dei profughi libici giunti nel Comasco – circa 130, come detto – da pochi giorni ne sono stati “liberati” un centinaio (soltanto due non hanno ottenuto il permesso e dovranno quindi forzatamente rimpatriare a Tripoli). Trenta, invece, restano tuttora momentaneamente in carico al Viminale. Si tratta dei soggetti cosiddetti «vulnerabili» ovvero le persone malate, le donne incinte, i nuclei familiari con bambini piccoli.
Per loro lo Stato italiano provvede ancora a pagare una diaria alle associazioni o agli enti di cui sono ospiti. In attesa di ulteriori indicazioni, dato che non si può escludere che anche i «vulnerabili», prima o poi, siano lasciati al proprio destino.
Di una guerra dimenticata in fretta erano rimaste poche tracce. Scomparse anche queste ultime, tutto finirà nel dimenticatoio.

7 marzo 2013

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