L’Italia della seconda Repubblica, un Paese di tifosi

Il dariosauro
di DARIO CAMPIONE

Nei “Saggi scettici” Bertrand Russell scrisse che «le opinioni politiche non sono quasi mai fondate su prove di fatto». Russell mostrava di essere convinto della quasi totale irrazionalità del giudizio degli elettori. «La gente che si interessa di politica – affermava – fatta eccezione per gli stessi uomini politici, sostiene appassionate opinioni su innumerevoli questioni che a ogni persona libera da pregiudizi non possono non apparire insolubili a lume di ragione». Come a dire: le opinioni

politiche non transitano dalla testa ma dal cuore (e, spesso, anche dalla pancia). I giudizi che emergono attorno al “caso Ruby”, ovvero al coinvolgimento del presidente del Consiglio in feste hard organizzate nei salotti delle sue ville, non fanno altro che dimostrare la tesi di Russell. Non servono prove, non servono fatti. Nulla cambia l’idea che ciascuno ha radicata in sé. L’Italia della seconda Repubblica è in sostanza un Paese di tifosi. Pro o contro Berlusconi. Al di là di ogni ragionevole dubbio o irragionevole circostanza. Perché siamo in questa situazione è difficile dire. È accaduto molte volte nella storia che un uomo politico occupasse il centro della scena facendo ruotare attorno a sé ogni genere di comprimario. Succede anche con Berlusconi. Di questo parliamo stasera, in diretta su Etv a partire dalle 20.30. Facendo nostre le parole del filosofo americano Richard Rorty: «Le società democratiche sono fondate sull’idea che nulla è sacro perché si può discutere su qualsiasi cosa. Ma persino nel regno della politica non ce la si può sempre cavare con il relativismo assoluto. Ci sono cose sbagliate che non potranno mai diventare giuste».
dariosauro@espansionetv.it

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