L’Italia: «Tra due settimane» riapriamo tutte le dogane. Ma il governo di Berna frena

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L’Italia annuncia la riapertura delle frontiere a partire dal 3 giugno. Ma la Svizzera frena. E con la ministra Karin Keller-Sutter fa sapere che, al momento, si tratta di una «iniziativa unilaterale».
Il ritorno alla normalità anche negli scambi di merci e persone non è ancora cosa fatta. Il colpo di acceleratore dato ieri dal governo di Roma non è stato troppo gradito a Berna, che prima di dare via libera vuole fare qualche verifica in più.
«Dal 3 giugno non solo saranno consentiti gli spostamenti motivati fuori Regione ma saranno consentiti anche i movimenti da e per l’estero, osservando sempre i protocolli per contrastare il contagio da Coronavirus – aveva detto in mattinata il senatore varesino del Partito Democratico Alessandro Alfieri, uno degli uomini politici che in questi mesi ha fatto da collegamento tra la Farnesina e il consiglio federale svizzero – Anche a seguito delle richieste dei sindaci del territorio – aveva aggiunto Alfieri – in queste settimane ho lavorato intensamente sul tema. Il risultato ottenuto è una buona notizia per tante famiglie che vivono da mesi separate dal confine italo-svizzero e per l’economia di frontiera, duramente colpita dal lockdown. Senza abbassare la guardia, perché rimarranno i controlli sanitari, questa riapertura è un altro passo verso la normalità».
La risposta alle affermazioni ottimistiche di Alfieri è stata però di tono diverso. «Si tratta di una decisione unilaterale dell’Italia di cui prendo atto – ha detto alla radio della Svizzera tedesca (Srf) la consigliera federale Karin Keller-Sutter, facendo notare come gli Stati membri dello spazio Schengen non fossero ancora stati informati in merito. «La Svizzera deciderà autonomamente se consentire il rientro di persone provenienti dall’Italia. Abbiamo avuto contatti con il governo di Roma la settimana scorsa, ma non si è parlato di questa riapertura».
Keller-Sutter si è detta consapevole del fatto che il passo italiano è frutto della fortissima pressione esercitata dalle categorie economico-produttive e, in particolare, del settore turistico. Ma questo non cancella il problema della mancata condivisione della decisione.
In ogni caso, la consigliera federale dovrebbe incontrare tra qualche giorno la ministra degli Interni Luciana Lamorgese proprio per discutere di frontiere. «È importante che ci coordiniamo in maniera stretta su questo tema con il Canton Ticino, che è stato molto colpito dalla pandemia», ha fatto poi notare Keller- Sutter, mettendo in evidenza come nel sistema federale svizzero abbia un peso importante anche il rapporto con le autorità cantonali. Prima dell’intervista alla Srf della consigliera federale, in mattinata, un portavoce della Segreteria di Stato della migrazione aveva confermato che nei previsti colloqui bilaterali tra Berna e Roma della prossima settimana si sarebbe discusso soprattutto della riapertura dei valichi e del ripristino delle regole dell’accordo di Shengen.

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