Lite sul passaporto della cavalla. A processo per tasse non pagate

Disputa doganale
Cavallo da corsa o da riproduzione? Un dubbio sul quale sarà chiamato a decidere il giudice monocratico di Como. Tutto ruota attorno a un “passaporto animale”, esibito ai funzionari di dogana e ai finanzieri di Brogeda, che attestava la caratteristica di bestia da riproduzione. E come tale non soggetta al pagamento dell’11% del valore commerciale (100mila franchi svizzeri) a titolo di tassa per l’importazione in Italia. Il fatto è che secondo gli inquirenti, giunti a questa conclusione

dopo alcune verifiche, quella cavalla importata dalla Svizzera nel giugno 2006 aveva corso e vinto alcune gare.
Niente di importante ma pur sempre competizioni in pista. Dunque, non un animale destinato alla semplice riproduzione. Da qui l’accusa – formulata dalla Procura di Como ai due proprietari (uno svizzero tedesco di 50 anni e un imprenditore di Busto Arsizio, 47enne) – di aver falsificato il passaporto dell’animale per non pagare quanto dovuto. Vicenda singolare, approdata ieri in un’aula del Tribunale di Como davanti al giudice Vittorio Anghileri (pm Vanessa Ragazzi). Per la difesa non vi sarebbe alcuna irregolarità perché, pur avendo corso, la cavalla ha le caratteristiche di animale da riproduzione, quindi esentasse. Sarà Anghileri a decidere chi ha ragione nell’udienza fissata per il prossimo 30 novembre. Giorno in cui si farà luce sul “giallo” della cavalla svizzera.

Marco Romualdi

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