Cronaca

Litigio e botte al pronto soccorso. Condannati due albanesi

All’ospedale di Erba
Avevano tentato, secondo la tesi accusatoria, di dare fuoco al rivale all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli di Erba. Il tutto dopo un litigio nato all’esterno di un locale di kebab nel pressi della stazione. Per questo motivo sono finiti a processo: e alla fine il collegio del Tribunale di Como ha condannato i due albanesi di 33 e 34 anni (difesi dagli avvocati Simone Gatto e William Maggio) alla pena rispettivamente di un anno e 10 mesi e a 10 mesi, ma “solo” per le lesioni e l’interruzione di pubblico servizio.

È venuta infatti a cadere l’accusa più pesante, quella del tentato omicidio che aveva portato la Procura a chiedere addirittura la pena di 8 anni per il primo e 2 anni per il secondo. I fatti risalgono alla notte tra il 31 maggio e il 1° giugno del 2012. I due albanesi ieri a processo e un siriano senza fissa dimora di 30 anni litigano fuori da un negozio di kebab a Erba. Ne nasce una colluttazione dove la vittima denuncia di essere anche stata colpita con un oggetto tagliente, un coltello oppure un cacciavite. Il siriano va al pronto soccorso per farsi medicare. Qui, all’improvviso, si presentano anche i due albanesi che lo chiamano fuori. Ne nasce un nuovo acceso diverbio. Ad un certo punto il 33enne impugna una bottiglia contenente benzina e inizia ad annaffiare il rivale per poi cercare di dargli fuoco. «Ho visto che teneva in mano un accendino – ha detto ieri in aula una teste presente all’interno del pronto soccorso – L’odore di benzina era fortissimo. Abbiamo chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco». Che sono poi intervenuti per arrestare i due ieri finiti a processo e per mettere in sicurezza il pronto soccorso arieggiando i locali e asciugando il pavimento dalla benzina o presunta tale. Molto diversa, infatti, è stata la versione data dai due imputati che si sono fatti esaminare. Il 34enne, la cui posizione era già parsa più defilata, ha sostenuto di aver «cercato di trattenere l’amico» e che comunque quel liquido «veniva usato per pulire i cerchioni delle auto». Anche il 33enne ha ricalcato la stessa linea, aggiungendo che non voleva certo incendiare il siriano ma che voleva «solo spaventarlo» dopo aver saputo delle intenzioni di «sporgere denuncia». L’albanese ha poi ammesso che dentro la bottiglia di plastica sequestrata c’era della benzina, «ma solo un terzo e mischiata con il detersivo». Alla fine è arrivata comunque la condanna, anche se decisamente più lieve rispetto a quanto aveva chiesto e contestato l’accusa. Non ci fu, insomma, il tentato omicidio.
Nota a margine, anche la vittima è giunta ieri accompagnata dalla polizia penitenziaria: solo poche ore prima infatti l’uomo era stato arrestato per detenzione di droga, cocaina.

16 gennaio 2013

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