Sport

«Jovanotti ha dato la carica alla Comense»

Basket femminile Un anno a fianco del gruppo lariano
Lo psicologo Samuele Robbioni racconta i segreti della stagione nerostellata
Ha lavorato dietro le quinte, ma ha avuto un ruolo determinante nella bella stagione della Comense, semifinalista nel campionato di serie A di basket femminile: Samuele Robbioni, psicologo dello sport e mental trainer del club lariano dal 2008, è stato un elemento cardine nel lavoro di gruppo della squadra. Lui non lo dirà mai, ma è stato uno dei segreti del successo nerostellato.
«No, no, io ho solo dato il mio contributo e portato la mia competenza, come tutti del resto – spiega – La cosa bella
è che abbiamo costruito una stagione importante perché tutti hanno dato qualcosa».
Robbioni analizza il lungo cammino nerostellato. «Esaltante, ma non è stato semplice anzi, costellato di ostacoli. Il primo a inizio stagione durante la preparazione: il momento della consapevolezza. È stato bello confrontarsi, giocatrici e staff. Ognuno ha confidato agli altri il proprio obiettivo che poi è stato condiviso da tutti. È stata una fase cruciale perché ci ha permesso di cambiare i sistemi mentali del gruppo. Tutti ci davano da 5°-6° posto: bene, noi ci siamo detti di lavorare insieme per andare oltre».
Alla fine ci siete riusciti ma la strada è stata lunga. «Certo e non avrebbe avuto la conclusione che ha avuto senza il secondo step: la sconfitta con la neopromossa Cagliari. La parola chiave è stata: reazione. La squadra è stata brava a imparare dagli errori, a rialzarsi e infatti la settimana dopo abbiamo battuto Schio. È stata la prima svolta importante».
Poche settimane dopo è arrivato un altro snodo cruciale per la cavalcata Comense. «Il terzo momento fondamentale è arrivato con la gara di ritorno contro Umbertide. È stata la partita dell’orgoglio, una grande vittoria dopo che in Coppa Italia ci avevano preso a pallonate eliminandoci. Da lì si è avuto un’impennata di risultati perché la squadra ha preso consapevolezza, ha affrontato le difficoltà e ha trovato la forza per andare oltre i suoi limiti».
A suon di vittorie si è arrivati al derby con il Geas Sesto, una partita sempre particolare che mai come quest’anno è diventata un volano per la Comense. «Una vittoria speciale – dice Robbioni – Il momento più bello è stata la celebrazione della felicità per questo successo. Ho realizzato un video con le immagini più belle di quella partita accompagnate dalle note della canzone di Jovanotti “Il più grande spettacolo dopo il big bang”. È diventata la nostra colonna sonora per tutto il resto della stagione».
Ma la Comense non si è fermata. «Ci siamo detti: “Abbiamo fatto tutto ma tutto è ancora da fare, abbiamo altri obiettivi da raggiungere”».
E così la squadra è volata ai playoff e poi in semifinale. «Abbiamo voluto esprimere la nostra felicità disegnando uno striscione in sala riunioni e questo è diventato la nostra bussola per tutti i playoff». Che sono finiti in gara 5 a Schio. «Dove abbiamo vissuto però il momento più bello, l’apice è racchiuso nell’abbraccio generale in mezzo al campo tra squadra, staff e tifosi alla fine della partita: la fotografia della nostra stagione».
Ma quale è stato il punto di forza? «Nella diversità dei tanti caratteri abbiamo trovato il nostro punto di forza. Il vero segreto è che nelle difficoltà la squadra non si è mai pianta addosso ma ha saputo andare sempre avanti. Grande merito a coach Loris Barbiero, il primo a mettersi in discussione. E con lui tutte le ragazze che hanno dimostrato sempre grande disponibilità a lavorare e a mettersi in gioco».
Robbioni però in sintesi disegna così questa stagione: «La Comense è una famiglia in cui la passione è rappresentata dal presidente Antonio Pennestrì, l’esempio è Viviana Ballabio il collante tra squadra e società, tra passato e presente; la competenza l’ha messa Barbiero, mentre la consapevolezza del talento è stata delle giocatrici. Il mix ha creato un gruppo eccezionale, una squadra che ha saputo vincere. Anche uno che come me, che dovrebbe dominare le emozioni, ne è stato contagiato. È stato bello condividerle con loro, anzi a tutto il gruppo Comense dico grazie».
Peccato quindi che questa stagione sia finita, anche perché è a rischio il futuro di questo splendido giocattolo nerostellato. «Il nostro sogno però non è finito. Questa squadra ha avuto il coraggio di sognare e questo rimarrà sempre. Anzi, spero che quanto ha fatto sia un esempio, un modello di riferimento per tutta la realtà comasca. In un momento di crisi la città può imparare da questo magico gruppo nerostellato al di là del risultato conseguito sul campo: la situazione è difficile ma non ci si deve mai adattare alle difficoltà, si può sognare e andare oltre».

Andrea Piccinelli

Nella foto:
In panchina
13 Maggio 2012

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