«La Lombardia prima Regione “sciolta” per mafia»

Perché la politica è diventata terreno “essenziale” per le cosche calabresi
La sua Storia criminale, pubblicata da Rubbettino, è ormai un testo di riferimento per chi volesse conoscere più a fondo la nascita e lo sviluppo delle mafie italiane. Ma Enzo Ciconte non dimentica di essere stato anche un uomo politico (fu eletto alla Camera dei Deputati nella X legislatura nelle liste del Pci) e quando affronta le questioni che riguardano l’infiltrazione delle cosche nel tessuto sociale del Nord ragiona anche con le categorie del cronista. «La Lombardia – dice – è
la prima Regione che viene “sciolta” per ‘ndrangheta. E non mi riferisco soltanto all’ultimo, più recente terremoto causato dall’arresto dell’assessore alla Casa, Domenico Zambetti».
LE INCHIESTE DELLA DDA
Negli ultimi due anni sono stati numerosi gli uomini politici finiti nelle inchieste della Dda. «Almeno cinque – insiste Ciconte – Persone che tuttavia non erano state così sciocche da pagare in contanti i voti promessi dalla ‘ndrangheta, l’unica modalità che fa scattare l’ arresto, l’unica per cui si va diritti in galera». Due anni fa Enzo Ciconte mandò alle stampe ’Ndrangheta padana, fortunato pamphlet che non mancò di scatenare numerose polemiche, soprattutto con la Lega.
«La mia tesi era semplice e mi sembra che sia stata confermata a più riprese – dice lo storico calabrese – La ’ndrangheta ha raggrumato i suoi interessi nel vecchio triangolo industriale, tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Dopo la fase iniziale dell’insediamento, in questi ultimi anni ha iniziato a radicarsi sul territorio, cominciando a costruire un’ipotesi di potere».
OCCUPARE LE ISTITUZIONI
Di qui la decisione di mandare «propri uomini dentro le istituzioni: nei consigli comunali e direttamente in Regione. Per governare lo sviluppo del Nord, comprendendo quanto non fosse sufficiente per la sua strategia il semplice condizionamento». Una scelta compiuta anche approfittando della crisi profondissima di tutti i partiti.
Le cosche hanno quindi «trasferito il modello Calabria al Nord. Tutte le indagini confermano il rapporto ormai strettissimo con l’imprenditoria e con la politica. Al Nord così come in Calabria».
Le conseguenze sono drammatiche: «Non è più vero che il tessuto sociale forte del Nord abbia gli anticorpi in grado di fermare l’avanzata delle mafie. Come sostiene spesso Ilda Boccassini, sono sempre più numerosi gli imprenditori che subiscono senza fiatare o che, cosa ancora peggiore, sfruttano la “protezione” delle ’ndrine per avere un vantaggio competitivo».
Il radicamento delle famiglie malavitose al Nord ha avuto come effetto, tra gli altri, l’estensione della pratica del pizzo in territori dove prima l’impresa era libera.
IL PIZZO AL NORD
«Il racket comincia a essere molto presente. Le cosche impongono il pizzo perché vogliono far capire chi comanda. Tu imprenditore puoi pensare di evadere le tasse dello Stato, non la mia. Una volta il pizzo serviva alle ’ndrine per raccogliere la liquidità necessaria a pagare le famiglie dei carcerati, adesso la ragione è la riaffermazione di una presenza politica. La cosa che più mi colpisce – dice ancora Enzo Ciconte – è come le ’ndrine calabresi siano arrivate ad avere rapporti con la migliore borghesia del Nord e fino a che punto siano riuscite a condizionarla. I comportamenti sono identici a quelli del Meridione. Tutto ciò è preoccupante, perché se non c’è una reazione civile forte non si vince la battaglia contro le mafie».
MAFIA EXPORT
La politica, quindi. Elemento essenziale per rendere efficaci le infiltrazioni nel tessuto sociale.
«Al Nord ma anche all’estero – spiega Ciconte – dove non c’è il reato associativo, il famoso 416 bis. La ’ndrangheta, quando può, mantiene stretti rapporti con la politica. In Germania è accaduto di recente un episodio molto particolare: un ristoratore calabrese ha finanziato la campagna elettorale di un candidato al Parlamento regionale del Baden-Württemberg. Questi non immaginava di avere un sostenitore mafioso, e quando la cosa è venuta alla luce si è dovuto ovviamente dimettere. Il potere politico è fondamentale per le cosche. La politica è la parte più importante di quella zona grigia senza la quale i mafiosi non sarebbero tali, ma soltanto semplici delinquenti “comuni”», conclude lo storico calabrese.

Dario Campione

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.