«La mia pelle venduta dalla minoranza in 5 minuti. Non devo recitare alcun mea culpa ma mi dimetto»

Enrico Cenetiempo è stato sfiduciato
«E cosa dovrei dire? Posso solo ribadire che ha vinto lo squallore». Lunedì sera l’assessore Enrico Cenetiempo, delega al Patrimonio, ha rimediato la seconda sfiducia in 4 anni, con 18 voti a favore della mozione contro di lui presentata da Donato Supino (Rifondazione) mentre il Pdl e la Lega hanno abbandonato l’aula. Le minoranze l’hanno “impallinato” per il caos emerso in questi mesi sulla gestione di alloggi e box comunali. Eppure l’interessato – pur annunciando dimissioni che

saranno certamente respinte dal sindaco Stefano Bruni – non demorde.
«Non devo recitare alcun mea culpa – attacca Cenetiempo – Ho ereditato una situazione difficile, che insieme con gli uffici stavamo giusto tentando di sbrogliare. Ora mi dimetto, e auguro buona fortuna al mio successore». In realtà, Cenetiempo sa benissimo che Bruni non accetterà l’addio e lo manterrà al suo posto. Nel frattempo che il “rito” si compia, Cenetiempo si toglie qualche sassolino dalle scarpe.
«La seduta di lunedì sera è stata squallida – rilancia l’assessore al Patrimonio – mi aspettavo almeno qualche intervento da parte dei consiglieri di centrosinistra che poi hanno votato contro di me, invece nulla. Avevano tutti fretta soltanto di votare: la mia pelle è stata venduta in 5 minuti senza nemmeno darmi modo di replicare alle accuse». Un consigliere, in realtà, ha preso la parola: il proponente della sfiducia, Donato Supino (Rifondazione). Ma il botta e risposta con Cenetiempo non ha riservato colpi di scena e si è esaurito in breve tempo.
«Resto convinto di non aver meritato la sfiducia – aggiunge Cenetiempo – L’uscita dall’aula di Pdl e Lega? Non ci vedo nulla di male, era accaduto anche quando si votarono le mozioni contro gli ex assessori Francesco Cattaneo e Diego Peverelli. Ormai la linea della maggioranza è questa, se non altro perché le mozioni di sfiducia sono documenti assolutamente inutili, visto che soltanto il sindaco può decidere se revocare o meno un esponente della giunta. Quei documenti non andrebbero nemmeno presentati, ma capisco che colpire l’avversario faccia comodo».

Emanuele Caso

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