«La montagna ha partorito un topolino». Rinaldin pensa già al processo d’Appello

Il consigliere regionale: «Condannato per questioni di forma e non di sostanza»
«La montagna ha partorito un topolino. In Appello elimineremo anche questo topolino. Dobbiamo pazientare e non è facile, ma il tempo e la fede in Dio mi daranno la forza di aspettare».
Ventiquattro ore dopo la sentenza che lo condanna a due anni e sei mesi per truffa e falso, il consigliere regionale del Pdl Gianluca Rinaldin pensa già al secondo grado di giudizio e sottolinea l’assoluzione dai capi d’imputazione più gravi, corruzione e truffa aggravata.
«Per quanto mi riguarda – dice Rinaldin – la notizia
 più importante è che dopo sei anni la sentenza ha messo nero su bianco l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, in relazione allo scandalo della ristrutturazione del Lido di Menaggio noto come Lake Holiday e alla cosiddetta Tangentopoli lariana. Sono innocente per tutti i capi d’imputazione più gravi».
Poche ore dopo la sentenza emessa dai giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano, il capogruppo del Pd in Regione Luca Gaffuri ha chiesto le dimissioni di Rinaldin. Domanda che l’esponente comasco del Pdl respinge con forza, ribadendo di non avere alcuna intenzione di fare passi indietro.
«Premesso che esistono leggi che prevedono la sospensione per determinati reati e io non ricado in questo elenco – dice Rinaldin – vorrei ricordare che in Italia sono previsti tre gradi di giudizio. Su quattro dei sei capi di imputazione, peraltro i più gravi, sono stato dichiarato innocente già dal primo grado. Sono rimasti i due reati marginali, di forma e non di sostanza. Non ho alcun motivo per dimettermi».
Gianluca Rinaldin è stato condannato per una presunta truffa da 28mila euro. Il consigliere lariano avrebbe incassato questa somma per il rimborso di spese mai effettuate e per le quali avrebbe presentato dichiarazioni false. «Sono stato condannato per questioni di forma e non di sostanza – sostiene però il consigliere lariano del Pdl – Preciso che parliamo solo di compilazioni e procedure errate. Nessuno ha rubato un euro. In Appello cancellerò anche questo neo. Ho solamente tardato nel pagare alcune fatture che mi ero fatto prima rimborsare. Non credo che per questo si possa dire che sono un poco di buono, che ho fatto del male a qualcuno o che ho sottratto qualcosa al pubblico».
Il consigliere regionale del Pdl usa la parola «accanimento» per riferirsi alla vicenda giudiziaria che lo coinvolge. «Questa vicenda dolorosa per me, la mia famiglia e per quanti mi hanno sempre sostenuto si trascina da sei anni – dice – Ringrazio le persone che mi sono sempre state vicine e mi hanno offerto sostegno, preghiera e affetto. Non è stato facile spiegare che io non avevo nulla a che fare con la truffa e la corruzione nell’ambito della ristrutturazione del Lido di Menaggio. Molti hanno malignato. Oggi una sentenza dice che avevamo ragione. Dobbiamo pazientare per l’assoluzione piena ma la forza di volontà, il coraggio e la fede in Dio mi aiuteranno ad attendere fino all’Appello, quando scompariranno anche le accuse marginali sulle quali c’è stato accanimento».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il Tribunale di Milano lunedì scorso ha emesso la sentenza di condanna

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