«La movida? A Como non esiste. Senza eventi è un cimitero»

Dopo il “caso” di Villa Olmo

(l.m.) O la città si adegua al turismo o sarà un cimitero. «Ho assistito giovedì scorso all’arrivo della polizia locale a Villa Olmo, attorno a mezzanotte. Ero lì con alcuni amici austriaci che sono rimasti esterrefatti. Impossibile che a quell’ora la festa disturbasse i residenti». Parola dell’ex assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Sergio Gaddi, storicamente a favore delle animazioni in città, a proposito del contenzioso aperto tra Comune e gestori del bar ristorante del parco

di Villa Olmo. «Non c’era motivo di lamentela per come ho visto e sentito io – rimarca Gaddi, reduce dall’inaugurazione della sua mostra sulla dinastia Brueghel a Wroclaw, in Polonia (la prossima tappa sarà Parigi in ottobre) – Senza però entrare nel merito della burocrazia e nei rapporti tra Comune e gestori, va ribadita una cosa: a Como non si può parlare di movida».
Ah no?
«No, non è esistita mai e purtroppo temo non esisterà mai in futuro».
Perché?
«Se vuole un minimo di attrattiva turistica, è impensabile che non abbia attività: non è concepibile uno sviluppo legato all’ospitalità senza iniziative di intrattenimento, senza dare ai nostri ospiti, soprattutto stranieri, occasioni per uscire la sera in piena estate. Pensiamo senza tanti esotismi a quel che si offre sul Garda: una differenza abissale. Como è cimiteriale, al confronto».
Per Gaddi, quindi, non è il caso di accanirsi per qualche decibel in più alle ore piccole. «Abito in centro e so di locali ispezionati per una settimana di fila dalla polizia locale. Se si impone il coprifuoco, non ci si può poi permettere di parlare di città turistica. Il servizio ai turisti ha la stessa importanza del paesaggio. L’uno è complementare dell’altro. Basta rispettare le norme».
E un invito a tollerare qualche disagio «nel rispetto delle regole» viene anche da un altro fautore della Como notturna, il dj Tote, storico animatore di tante serate. «Niente di nuovo sotto il sole. Fare turismo non è sinonimo di rumore, è qualcosa che porta lavoro. E va dato atto a chi oggi apre una iniziativa di ristorazione di avere coraggio».
Ma le regole?
«Comune e privati devono trovarsi attorno a un tavolo e parlarsi. La verità è che oggi chi vuole divertirsi a Como d’estate trova o i baretti del centro che hanno forti limitazioni d’orario o deve andare altrove: le tappe più vicine e plausibili sono Bellagio e Moregallo. Non certo dietro l’angolo».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.