«La nostra idea non cambia per quei pochi violenti. Il primo obiettivo è portare le famiglie allo stadio»

La presa di posizione del Calcio Como
«Siamo vicini alle famiglie, ai feriti, alle forze dell’ordine. Quella cinquantina di violenti non possono e non devono cancellare la serata di sport e solidarietà che si è vissuta dentro il Sinigaglia». Daniele Brunati, portavoce del Calcio Como, interviene sui fatti che hanno turbato il post Como-Inter. «Chiediamo scusa a tutti a nome di chi ha combinato tutto questo, ben sapendo che non c’entrano nulla con noi e nemmeno con l’Inter. I veri tifosi sono altri, quelli che si prendono anche in giro dentro lo stadio ma che al 90’ sono capaci
 anche di dare la mano all’avversario. La nostra politica è riportare le famiglie e i bambini allo stadio a vedere il Como. Per noi, quella di martedì era stata una serata magica. Per questo non vogliamo che un gruppetto di imbecilli rovini il nostro lavoro».
Brunati è un fiume in piena: «Ho vissuto in diretta la prima parte degli scontri, quella del pre-partita. Quando sono arrivati gli ultras dell’Inter ero lì è ho visto tutto. Non erano venuti per tifare per la loro squadra, anzi a loro dell’Inter non interessava nulla. Purtroppo la violenza è un malcostume con cui l’Italia deve fare i conti, anche se parliamo di una minima parte di chi ieri sera era nel settore ospiti. Sono stati gli stessi tifosi dell’Inter, quelli veri, a lamentarsi per il comportamento dei loro ultras».
«Quello che avviene fuori dallo stadio non dipende da noi – aggiunge poi Brunati – Per l’organizzazione dentro il Sinigaglia abbiamo ricevuto i complimenti sia della stampa sia dell’Inter. Poi però è accaduto tutto questo e mi sento di essere vicino a chi è rimasto vittima della follia di pochi. Ma, ribadisco con forza, la nostra politica non cambia: lavoriamo per le famiglie e per avere i bambini allo stadio. È giusto che il calcio sia per loro, non per i violenti». La rivalità tra Como e Inter era però nota, non si poteva scegliere un altro grande club per proporre l’amichevole? «I rapporti sportivi tra società prescindono da quelli tra le tifoserie ed è giusto che sia così. Altrimenti non giochiamo più nemmeno i campionati di calcio. Io però di martedì sera voglio portarmi nel cuore un’immagine diversa: la squadra di calcio con i bambini terremotati di Finale Emilia che stringono le mai, emozionati, ai loro campioni».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il lancio di un fumogeno da parte degli ultras nerazzurri dopo il match (immagine tratta dai filmati della Questura)

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