«La pista del mandante malavitoso è altamente plausibile»

altEcco le motivazioni della Corte d’Assise sull’omicidio di Antonio Caroppa: «Fu una esecuzione»

(m.pv.) «La pista del mandante malavitoso» per l’omicidio di Antonio Caroppa avvenuto il 10 maggio 2012 «è altamente verosimile».
È questo il passaggio più forte delle sessanta pagine della motivazione della sentenza all’ergastolo che ha colpito Valerio Pirrotta, 47enne di Lurago d’Erba, ritenuto essere «al di là di ogni ragionevole dubbio», «l’intermediario tra il soggetto titolare del movente e gli esecutori materiali dell’omicidio», ovvero i due cugini brianzoli (già condannati

con il rito Abbreviato) Tiziana Molteni e Fabio Citterio. Per i giudici della Corte di Assise di Como, insomma, non ci sono dubbi.
Il delitto andato in scena nei garage di una palazzina di Paderno d’Adda sarebbe nato dalla voglia dell’ex compagno della donna (poi divenuta convivente della futura vittima) di far pagare con il sangue lo sgarro d’amore. Sulla vicenda, proprio il presunto mandante (già condannato all’ergastolo per un triplice omicidio premeditato a Briosco) e il suo braccio destro sono indagati dalla procura della repubblica di Lecco, ed è dunque prematuro azzardare conclusioni.
Ma i giudici di Como, pur evidenziando come «non sia questa la sede per anticipare un giudizio» sui due, sottolineano come questa pista per spiegare il delitto sia «altamente verosimile». E questo nonostante siano trascorsi sei anni dalla separazione tra l’ergastolano e la ex compagna, nel frattempo diventata convivente del povero Caroppa. «La logica spiegazione» di un simile lasso di tempo per la vendetta «trova ragione nello stato di detenzione» del malavitoso, «in una località lontana (a Terni, ndr) che evidentemente ha comportato anche un rallentamento dei contatti con l’organizzazione criminale e una difficoltà nel pianificare la vendetta trasversale» che avrebbe anche richiesto «la collaborazione di una persona di assoluta fiducia». Una persona questa individuata nel gestore di un bar dove Pirrotta, guarda caso, si recò a parlare solo pochi giorni prima del delitto. Circostanza questa confermata dalla Molteni in un interrogatorio e anche in alcune intercettazioni ambientali. E fu proprio la stessa Molteni la prima a parlare «dell’esistenza di un quarto uomo» che aveva commissionato il delitto che lei e il cugino, in carenza di soldi, avevano accettato di commettere «per un corrispettivo di 5 mila euro». Il quadro dunque, per la Corte d’Assise di Como, è plausibile: il malavitoso vuole vendicarsi della ex eliminando il compagno e affida così l’incarico al suo braccio destro. Quest’ultimo si incontra presso il bar che gestisce con il Pirrotta che a sua volta ha il compito di «reperire i sicari – si legge ancora nelle motivazioni – e si rivolge a due incensurati», il primo un suo vicino di casa e la seconda la donna con cui aveva una relazione. «Per quanto a conoscenza del Pirrotta i due erano capaci di uccidere». Non va dimenticato a questo punto che i cugini sono stati indicati dallo stesso Pirrotta come coinvolti nel delitto di Maddalena Calabria, la 39enne di Molteno scomparsa nel maggio del 1993 (quando era domestica in una villa di Oggiono appena svaligiata dai malviventi) e poi ritrovata nel 2001 seppellita all’esterno del cimitero di Tavernerio. Pirrotta e i cugini pattuiscono un compenso per «l’esecuzione» di un uomo «sul cui passato non era stata riscontrata alcuna ombra» e il cui unico torto era stato innamorarsi della ex di un malavitoso. Vittima uccisa con un solo colpo di pistola a bruciapelo dopo essere stato attirato in un tranello.

Nella foto:
La via di fuga seguita dagli esecutori materiali del delitto, Tiziana Molteni e Fabio Citterio. Ad attenderli in un parcheggio c’era Valerio Pirrotta

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