«La regalità di Cristo è donarsi agli altri»

Tesori lariani – Duro monito del vescovo Coletti alla presentazione della strenna del Credito Valtellinese dedicata agli affreschi di Sant’Abbondio
Un forte appello alla città perché non perda mai di vista la centralità della cultura. E un appello a tutta la comunità perché non dimentichi il ruolo spirituale della bellezza. Così il vescovo di Como Diego Coletti ieri ha introdotto la presentazione del volume La regalità di Cristo. Pitture murali in Sant’Abbondio a Como nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria, nel chiostro dell’antico monastero benedettino recentemente restaurato.
«Sono innamorato del Cristo raffigurato

nell’affresco absidale di Sant’Abbondio, con l’Angelo che corre a raccogliere il suo preziosissimo sangue – ha rivelato il vescovo lariano – Tanto che quell’immagine l’ho fatta riprodurre su un’immaginetta disponibile anche in versione “bancomat” – «ma utile solo per versamenti» (ha precisato, ndr) – e l’ho diffusa in tutta la Diocesi, in 60mila copie».
Forte, come detto, l’invito alla bellezza che sprigiona, con forte accelerazione verso l’etica, dalla contemplazione del ciclo pittorico di Sant’Abbondio. Cui invitano le pagine di questo prezioso libro presentato ieri. Per monsignor Diego Coletti, gli affreschi comaschi celebrano la “regalità di Cristo” «nei suoi momenti più sconcertanti, e cioè l’incarnazione attraverso l’ultima delle ragazze dell’ultimo villaggio di Galilea, Maria, e alla morte sulla forca della Croce. Ecco, quindi, che la vera e unica “regalità di Cristo”, per chi crede in Gesù, significa dono di sé agli altri, perdonare, assorbire il male e rispondere ad esso non con altrettanto male, ma con la misericordia».
Altrettanto forte, da parte del presule lariano, il richiamo ai giovani della nostra Diocesi, perché non smarriscano il senso della bellezza, e ai media locali perché non siano complici di tale smarrimento proponendo modelli di puro «intrattenimento».
Richiamando le parole di un amico teologo e un recente libro dello psicologo junghiano Luigi Zoja, edito da Bollati Boringhieri, Giustizia e bellezza, che lo ha molto intrigato, monsignor Coletti ha infatti dipinto il grigio dei tempi in cui viviamo, dove i ragazzi rischiano una vita «anestetica» cioè «addormentata», senza estetica e senza il bello, inseguendo solo l’intrattenimento, ossia «ciò che eccita e diverte». Invece «l’esperienza estetica è paragonabile all’estasi spirituale», secondo il nostro vescovo, ed è una scala che porta a Dio. Gli artisti medievali – ha ricordato – vivevano in tempi più grami dei nostri, tra pestilenze e carestie, ma proprio per questo motivo hanno voluto puntare in alto, creando affreschi belli come quelli di Sant’Abbondio.
Sontuoso volume, quello presentato ieri, curato da Carla Travi ed edito da Skira per il Credito Valtellinese, che lo promuove come strenna natalizia nel ricordo del millenario di fondazione della basilica di via Regina. È la base solidissima che farà testo per ogni futura indagine critica. In 320 pagine – costa 70 euro – presenta una campagna fotografica puntualissima sul patrimonio di affreschi dell’antica basilica romanica, compresi alcuni aspetti inediti, e non manca di segnalare ai comaschi e alle autorità la delicatezza di certi dipinti che nell’edificio sacro più patiscono il degrado.
Nel presentarlo, la celebre storica dell’arte Mina Gregori, presidente della Fondazione Roberto Longhi e accademica dei Lincei, ha invitato i comaschi a «valorizzare questo celebre monumento, che per fortuna si è ben conservato anche con iniziative divulgative “popolari”. È un’opera di capitale importanza per tutta l’arte italiana, e ci parla di una spiritualità profonda».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un particolare dall’affresco dedicato a Sant’Abbondio riprodotto in copertina. A destra, l’interno della basilica (Mv)

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