«La scuola ha bisogno di graduatorie regionali»

La riforma del governo Renzi
Bartolich (Cisl Laghi): dall’esecutivo attendevo più incentivi all’autonomia degli istituti
Meno burocrazia, più informatica fin dalla primaria e più inglese. Sono le direttive da Roma. Ma come sarà davvero la scuola che troveranno famiglie e giovani comaschi alla riapertura delle aule, tra poche settimane? A parte la mazzata del caro-libri (250-300 euro in media per le superiori), c’è da aspettarsi il solito caos sul fronte del corpo docente.
Ieri il “Corriere della Sera” ha fotografato l’identikit della scuola di oggi alla luce dei progetti del governo Renzi, anticipando temi e soluzioni di un provvedimento ad hoc che il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini varerà entro il mese. 

 

«Si auspica “un percorso di radicale riflessione sulla scuola”, come dice il ministro? Me ne rallegro – dice Adria Bartolich, responsabile del settore scuola della Cisl dei Laghi – Mi auguro solo che dalle consultazioni non siano esclusi i sindacati e i lavoratori della scuola».
«Nei disegni del governo – prosegue Adria Bartolich – s’intende riformare la logica dei concorsi e quindi governare meglio il destino di insegnanti di ruolo e precari. Bene. Solo che ogni intervento in merito dovrebbe riformulare in modo profondo la figura dell’insegnante. Cioè valorizzandone le effettive capacità, con modelli di valutazione efficaci. Per gli 8-9.000 insegnanti comaschi, come quelli del resto d’Italia, siamo ancora lontani da questo obiettivo».
Perché? «Perché anche a Como, dal 21 agosto, inizieremo come al solito – dice la Bartolich – Ossia, partirà il rito della chiamata dei precari per le supplenze annuali. Centinaia di persone, che in pochi giorni giocheranno i loro destini. E non dimentichiamo che molti sono precari da venticinque-trent’anni. Come al solito, non sognatevi di arrivare con tutto l’organico coperto al 1° di settembre. E quindi si dovrà attingere alle altre liste, quelle accumulatesi in anni in cui lo Stato venne visto come la mamma che sistema tutti. Poi abbiamo scoperto che non è così. Un caos che a mio avviso andrebbe risolto istituendo graduatorie su base regionale. Non per alimentare divisioni tra nord e sud, per carità. Ma per una questione di logica organizzativa».
«La stabilità del corpo docente è un valore, e dà a sua volta sicurezza ai ragazzi. Oggi invece, siamo di fronte a un sistema bloccato che impedisce di verificare la qualità vera dei professori – prosegue l’esperta della Cisl dei Laghi – Molti dei quali si aggiornano costantemente, anche se il sistema così come è concepito non ne premia gli sforzi: la figura professionale del docente è molto appiattita, non ha progressione di carriera, né retribuzione adeguata. La forbice è tra i 1.100 e i 1.750 euro mensili. Con queste cifre in ballo, non si può pretendere di obbligare un insegnante di 60 anni a imparare di punto in bianco l’inglese».
«Speravo in qualcosa di più innovativo dal governo – conclude Adria Bartolich – Ad esempio, qualche sperimentazione più incisiva per accentuare l’autonomia degli istituti, che spesso è più sulla carta che effettiva».

Nella foto:
alunni in una scuola comasca (Mv)

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