«La timidezza? Per superarla bisogna prima accettarla»

alt Docente Usa al Sant’Anna
Dagli Stati Uniti al Lario per spiegare ai timidi come riuscire a non arrossire più, a non provare vergogna e a non fare scena muta quando si è in mezzo agli altri. Sono, queste ultime, solo alcune delle reazioni correlate alla timidezza, un diffuso disagio sociale che condiziona chi ne soffre a scuola, sul posto di lavoro, nelle relazioni sociali. Il problema è come vincerla. Una risposta l’ha fornita ieri all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia il professor Bernardo J. Carducci, docente di Psicologia e

direttore dell’Istituto di ricerca sulla timidezza all’Indiana University.

«I timidi – ha esordito l’esperto statunitense – sono in buona compagnia. Il 40% della popolazione soffre di questo disturbo. La soluzione per superarlo sta innanzitutto nell’imparare a controllarlo e accettarlo mettendo in atto alcuni comportamenti che spostano l’attenzione da sé e da una visione eccessivamente negativa di sé. I timidi provengono da famiglie dove il dialogo con i genitori, con i fratelli o le sorelle è minimo, fattore che condiziona e blocca tutte le relazioni, da quelle con gli amici a quelle professionali. È per questo che ho messo a punto un piccolo volume tascabile che contiene indicazioni per aiutare i timidi ad avviare un dialogo con estranei».
Carducci ha ricordato che la conversazione tra persone non avviene per magia, ma per step. «Non bisogna essere brillanti a tutti i costi – ha aggiunto – ma essere simpatici e gentili e manifestare apprezzamento per i momenti trascorsi insieme». Vi sono poi i comportamenti da evitare. «Il timido non deve essere spinto a essere estroverso a tutti i costi, non deve convincersi di non essere timido, ma deve accettare la sua natura. Inoltre, non deve assumere alcol per tentare di essere più sfrontato e neppure rifugiarsi nei social network: il disagio va fronteggiato nel gruppo, nelle relazioni tra le persone».

Nella foto:
Bernardo J. Carducci

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