I personaggi del Corriere

«La vicinanza tra professori e allievi è il punto di forza della nostra facoltà»

«Ma i due poli e le varie strutture dislocate nel capoluogo lariano creano dispersione»
Incontro Maria Paola Viviani Schlein, preside di Giurisprudenza, nel giorno in cui si inaugura l’anno accademico dell’Università dell’Insubria. L’occasione è buona per parlare della sua facoltà, che fa la parte del leone nel numero di iscritti (2.250, la stragrande maggior parte dei quali proprio nella sede comasca), dell’ateneo, dei giovani, della città.
L’ufficio di presidenza è nello splendido chiostro di Sant’Abbondio. D’origine senese («E me ne vanto», specifica subito),

Maria Paola Viviani è al vertice della facoltà dal novembre 2007. Insegna diritto pubblico comparato. È sposata con un americano, professore di scienza politica al Franklin College di Lugano, dove la coppia abita. Ha tre figli, un maschio e due femmine. Il primo insegna Fisica teorica a Cambridge; la seconda è console italiano a Saarbrucken, in Germania; la terza studia Giurisprudenza a Bologna.
Professoressa, qual è il punto di forza dell’Insubria?
«In primo luogo è riconducibile al motivo accademico per cui sono state decentrate sedi universitarie milanesi che erano diventate “esamifici”, tanto scoppiavano di iscritti. In quelle condizioni si rischia di non vedere più in faccia gli studenti. Qui, invece, il rapporto tra professori e studenti è umano, è caratterizzato dalla vicinanza e questo è uno straordinario vantaggio».
E il punto di forza di Giurisprudenza?
«Oltre a quanto già detto per l’ateneo, aggiungo la conoscenza del diritto svizzero, che avviene solo a Como, con un percorso articolato su cinque materie. Abbiamo poi attivato meccanismi di interazione con il corso di laurea in Scienze della Mediazione interlinguistica ed interculturale, arricchendo il diritto con mondi culturali vicini (Law and Cinema, Law and Humanities, Law and Literature, Law and Religion)».
Dove invece occorre migliorare?
«Nell’ateneo esistono dispersioni a causa dell’esistenza di due poli, a Como e a Varese. Questo crea situazioni di diseconomicità, per esempio per i tempi morti dei trasferimenti. Subiamo inoltre restrizioni che dipendono dalla vigente normativa e che ci rendono la vita difficile: si pensi ai requisiti di docenza che sono imposti. Un gravame particolarmente pesante per un ateneo giovane come il nostro. E il rischio è la mancanza delle condizioni necessarie per alcuni corsi di laurea, anche se questo non dipende da noi, checchè ne dicano in giro anche alcuni docenti dell’ateneo. Un altro tema riguarda le strutture disperse sul territorio. Con la ristrutturazione della cosiddetta “manica lunga”, però, ci divideremo solo tra Sant’Abbondio e via Oriani, dove abbiamo una biblioteca giuridica straordinaria».
Perché è così difficile il rapporto tra l’Insubria e la città?
«Si tratta di una normale difficoltà. Siamo nuovi e per la stragrande maggioranza dei cittadini rappresentiamo un mondo separato. Solo con il tempo, lavorando bene, si entra nel tessuto sociale».
Un giudizio su Como…
«Lo ricavo dagli studenti comaschi. Sono disciplinati, per lo più volenterosi. Questo è nella natura della città, che ha però bisogno di avere un occhio verso l’esterno perché Como è una città bellissima, ma chiusa e un po’ provinciale. Non ha un carattere facile, espansivo. Qui è più difficile entrare nel territorio».
Qual è la sua valutazione complessiva sui giovani con i quali è quotidianamente a contatto?
«Hanno minore capacità di concentrarsi sui discorsi puramente orali e occorre trovare nuovi moduli di apprendimento legati anche alla visibilità. Hanno anche meno resistenza allo stress nervoso. meno preparazione specifica. Minori conoscenze di storia. Ma non me la sento di dire che siano migliori o peggiori».

Marco Guggiari

Nella foto:
La professoressa Maria Paola Viviani Schlein nel chiostro di Sant’Abbondio, sede della facoltà di Giurisprudenza
23 marzo 2010

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