«Lavoro e sviluppo, più collaborazione tra Ticino e il Lario»

Il convegno – La proposta è stata lanciata dal Partito socialista elvetico. Il consigliere regionale Gaffuri (Pd): «L’Expo è un’occasione da non perdere»
Dal turismo alle infrastrutture, numerosi i campi d’azione per una maggiore cooperazione

La frontiera come un’opportunità per lo sviluppo economico e sociale. A patto che da entrambi i lati si operi con spirito di collaborazione. E sono abbondanti i campi d’azione e i progetti per poterlo fare. È il messaggio uscito dall’incontro organizzato venerdì sera dalla sezione luganese

del Partito socialista svizzero al Centro congressi di Lugano, che ha visto la partecipazione anche di Luca Gaffuri in rappresentanza del Partito democratico comasco, con cui il Ps ticinese ha da tempo attivato uno speciale canale di comunicazione e di collaborazione.
L’incontro è stato organizzato in vista della scadenza elettorale per il rinnovo del Municipio di Lugano, prevista per il mese prossimo. Appuntamento al quale i socialisti luganesi si presenteranno con una lista in cui abbondano le persone con la doppia cittadinanza svizzera e italiana. «Un modo per far capire che anche i tanti italiani che risiedono o lavorano a Lugano hanno diritto ad avere voce in capitolo», ha detto Francesco Rinaldi, promotore dell’incontro e candidato, anche se con la sola cittadinanza elvetica.
Un messaggio indirizzato anche al Pd comasco, affinché promuova l’ingresso, nelle sue liste, di candidati lariani ma con il doppio passaporto? Dopotutto, sono molti, a Como e provincia, a essere sia italiani che svizzeri.
«Noi siamo già pronti – risponde Gaffuri – Se si presentano e vogliono fare attività politica con noi, non diremo certo di no».
La serata era dedicata all’analisi dei problemi che attanagliano i rapporti tra le due parti della frontiera, «tra noi che siamo il sud della Svizzera e voi che siete il nord dell’Italia. Noi lontani da Berna, voi lontani da Roma», come ha voluto sottolineare Cristina Zanini Barzaghi, candidata al Municipio luganese e con doppio passaporto. «Figlia di madre svizzera e di padre italiano, il quale ancora oggi, dopo sessanta anni in Ticino, non ha la cittadinanza».
Ingegnere, ammette che nella sua impresa, legata al mondo dell’edilizia, impiega diversi frontalieri.
«Perché gli ingegneri svizzeri sono pochi – spiega – Non è vero che i lavoratori che arrivano da Como e Varese rubano il posto agli elvetici: in diversi settori c’è carenza di personale locale e dobbiamo ricorrere ai frontalieri. Forse – aggiunge – gli svizzeri dovrebbero tornare a fare lavori che da tempo non vogliono più».
Non è nemmeno vero che l’elevato numero di frontalieri – arrivati a superare le 55mila unità in Ticino – sia causa di disoccupazione. A spiegarlo è sempre Cristina Zanini Barzaghi: «I senza lavoro, nel Cantone, sono 1.235: un numero che non può certo essere imputato alla presenza dei frontalieri».
Superare i litigi su problemi che non esistono per concentrarsi su progetti comuni con spirito di collaborazione è quanto invece ha invocato Luca Gaffuri. Il consigliere regionale del Pd ha fatto presente come i prossimi anni offrano grandi opportunità per lavorare insieme alla valorizzazione dei rispettivi territori. «Partendo dall’Expo – precisa Gaffuri – che nel 2015 porterà nel territorio qualcosa come 29 milioni di visitatori».
Un’occasione forse irripetibile per rinnovare le infrastrutture legate alla mobilità: AlpTransit e i collegamenti ferroviari Milano-Lugano, Arcisate-Stabio e Malpensa, ma anche la navigazione sul Ceresio. «E poi il turismo, con la possibilità di implementare un sistema integrato», ha aggiunto la Barzaghi.
Che cosa ha impedito, fino a oggi, di fare team? «Ci conosciamo poco, troppo poco», secondo la candidata del Ps ticinese. «E poi – aggiunge – le nostre aziende fanno fatica, molta fatica a entrare nel vostro sistema: i vostri bandi sono praticamente incomprensibili per un’impresa elvetica». La soluzione potrebbe essere, appunto, il lavorare insieme, una cooperazione tra aziende ticinesi e lombarde che prenda la forma delle joint venture.
Voci concordi, da parte ticinese, nel condannare senza se e senza ma il trattamento salariale che troppe aziende, nel Cantone, riservano ai frontalieri. «Non è ammissibile – il verdetto sia dei candidati che del folto pubblico presente – Serve stabilire un minimo salariale per legge». Il vero problema, però, ha sottolineato Gaffuri, «è che finché non si riesce a risolvere la crisi economica in Italia, ci sarà sempre qualche lavoratore che troverà più conveniente lavorare in Ticino anche a salari molto più bassi della media, ma comunque superiori a quelli italiani».

Franco Cavalleri      

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