Carlo Castagna: «Le frasi di Azouz: scioccanti»

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«Se me lo chiedessero, sarei pronto a incontrare Rosa Bazzi e Olindo Romano»

(da.c.) «Sono scioccato da quanto è stato detto negli ultimi giorni. Le apparizioni televisive di Azouz sono state incomprensibili. Stiamo rasentando la follia». Carlo Castagna accetta di parlare ancora una volta dei giorni più terribili della sua vita. Lo fa controvoglia perché, dice, «ho le pile scariche. Vorrei evitare polemiche, dimenticare».
Sette anni dopo la strage, il dolore prende di nuovo il sopravvento. Alimentato anche dalla difficoltà di afferrare i motivi che spingono il

marito di Raffaella a rilanciare la tesi dell’innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi.
«Temo che Azouz sia caricato a molla da qualcuno, che sia nelle mani di chi ha interesse a intorbidire, a rendere limaccioso il terreno. Azouz straparla, forse però non si rende conto nemmeno di ciò che sta dicendo».
Nonostante tutto, Carlo Castagna non vuole infierire sul genero. Non lo giudica ma, dice, «non intendo nemmeno incontrarlo. Non in questo momento». Di fronte all’idea lanciata dal marito della figlia di un «confronto», Castagna alza le braccia.
«Non ne ho alcuna intenzione – ripete – Non sarei capace di rilanciare le palate di fango che mi vengono lanciate addosso. Credo che a tutto ci sia un limite».
Il vecchio patriarca della famiglia erbese continua a chiedersi perché stia accadendo tutto questo. E, in particolare, «l’accanimento dei legali dei coniugi Romano. Non è cambiato nulla rispetto ai tre gradi di giudizio, non ci sono nuove prove né rivelazioni sconvolgenti».
Anche l’ultimo confronto in tv, sugli schermi di Linea Gialla, è servito soltanto a riaprire una ferita mai rimarginata. «Tutti hanno visto quale sia stato l’atteggiamento prepotente tenuto verso il nostro legale. Non lo facevano nemmeno parlare, non è stato possibile spiegare in modo ampio ed esaustivo le nostre ragioni. Una cosa che non ha alcun senso».
Carlo Castagna rivela poi di non essere più andato in Tunisia dopo il 2007 proprio per l’atteggiamento tenuto dal genero. «Sta cercando di tirarci dentro in un ping pong di polemiche che non vogliamo assolutamente assecondare». E per spiegare la situazione, talvolta paradossale, racconta un episodio significativo: «Con Azouz parlo da tempo soltanto di una moto. Una 250, intestata a Raffaella, che lui sostiene essere stata acquistata con i soldi del fratello. La moto è in magazzino, gli ho detto che può prenderla quando e come vuole».
Ma Azouz è in Tunisia. E la moto, per adesso, resta a Erba. Simbolo involontario di un passato segnato da una violenza inaudita.
Carlo Castagna rivolge poi un pensiero all’uomo e alla donna che gli hanno strappato il cuore in una fredda notte di dicembre. «Se domani mattina mi telefonasse il cappellano del carcere in cui sono rinchiusi chiedendomi di incontrarli, lo farei subito. Significherebbe che anch’essi hanno compiuto il passo decisivo verso la conversione. Il mio dolore, certo, non scomparirebbe, ma potrebbe essere attenuato dalla consapevolezza di una redenzione».
Un passaggio che papà Castagna auspica ma giudica difficile. «Forse troveranno il coraggio di pentirsi quando non avranno più attorno persone interessate a usarli».
Castagna non torna indietro sul perdono. «Per chi crede non è difficile perdonare. È qualcosa che ti permette di trovare la pace e nello stesso tempo di capire che il male può arrivare da chiunque».

Nella foto:
Beppe, Carlo e Pietro Castagna.

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