«L’impiego di sostanze proibite è agli antipodi dei nostri valori»

I dirigenti delle squadre lariane
Ma c’è chi non nasconde il problema: «A un nostro atleta, passato in un’altra società, le hanno proposte»
«Il nostro obiettivo è educare i ragazzi attraverso la pratica dello sport. L’idea del doping è agli antipodi dei nostri valori, non ci sfiora neppure». I responsabili delle società sportive lariane prendono nettamente le distanze da quell’idea di sport malato che emerge dall’indagine sulle sostanze proibite che ha travolto il Lario.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello, ha portato all’arresto del preparatore sportivo lariano Davide Posca

, mentre sono una decina i comaschi indagati, tra i quali una mamma erbese, che avrebbe fatto assumere sostanze proibite alla figlia 15enne nuotatrice, e il papà di un ciclista adolescente, trovato in possesso di farmaci dopanti. Nel mirino finisce così, ancora una volta, il mondo del ciclismo, seppure a livello amatoriale.
«In squadra abbiamo atleti juniores, dai 16 ai 18 anni – dice Flavio Spinelli, presidente del Cc Canturino – Per noi lo sport è fatto di pane, acqua, allenamento e tanta dedizione dei dirigenti. Sapere che c’è chi pensa di poter prendere scorciatoie o di ottenere l’elisir di lunga vita fa male al cuore di chi ama lo sport in generale e il ciclismo in particolare».
«Noi abbiamo l’ambizione di educare i ragazzi attraverso la pratica dello sport – aggiunge Spinelli – Naturalmente, come in tutti i settori, purtroppo anche in questo ambiente c’è sempre qualcosa che non va. L’unica consolazione è che l’idea di poter ricorrere a “scorciatoie” nasce sempre da iniziative personali e non dalle società, magari da qualche medico compiacente o da persone estranee al vero mondo dello sport».
Mario Bosisio, vicepresidente del gruppo sportivo Alzate Brianza, snocciola con orgoglio i numeri della “sua” società.
«Quest’anno abbiamo 90 tesserati dai 7 ai 15 anni, un record – afferma – I bambini e i ragazzi vengono perché noi li facciamo divertire con lo sport, con gli allenamenti e anche con le gare». Bosisio non condanna però la voglia di vincere degli atleti, anche se ancora bambini. «Non prendiamoci in giro: nello sport chiunque gareggia per vincere, è normale spirito di competizione – dice – E alla fine tutti si divertono, i bambini come i genitori. Fino a 12 anni si gareggia per una coppa che vale 10 euro e, al massimo, per un gelato: anche solo pensare al doping sarebbe assurdo».
C’è però chi ammette senza mezzi termini l’esistenza del problema.
«Tempo fa – racconta Roberta Zanoni, presidente onorario della Puginatese – uno dei nostri atleti, molto promettente e innamorato del ciclismo, una volta passato in categoria juniores in un’altra società, si è visto proporre sostanze dopanti. È rimasto talmente indignato che ha abbandonato definitivamente le gare nonostante avesse ottime prospettive. Il problema esiste ed è compito di tutti combatterlo seriamente».
Alessandro Dalle Donne, presidente della Como Nuoto – oltre 270 atleti a partire dagli 8 anni – lavora da anni per creare «un ambiente sano, sereno e tranquillo dove certi stress tipici dello sport agonistico sono gestiti in modo appropriato, tenendo come principio base la crescita del ragazzo». E conclude: «A tutti i nostri atleti, fin da piccoli facciamo capire che gli obiettivi si raggiungono soltanto con impegno e spirito di sacrificio».

Anna Campaniello

Nella foto:
Ciclismo di nuovo al centro delle cronache

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.