«Magreglio peggio del Marocco». Non si placa la polemica sull’acqua razionata e marrone

alt

Il direttore editoriale della rivista “Artù” replica al vicesindaco

(m.d.) «È assurdo che un paese montano come Magreglio abbia problemi che non esistono nemmeno in Marocco, dove l’acqua è potabile e non viene razionata». È secca la replica di Alberto Schieppati, direttore editoriale della rivista enogastronomica “Artù”, alle spiegazioni fornite da Paolo Ceruti, vicesindaco del piccolo comune del Triangolo Lariano in cui l’acqua è razionata.
La polemica tra il direttore di “Artù” e gli amministratori di Magreglio non si placa. Intervistato nei

giorni scorsi dal “Corriere di Como” sulla qualità dell’accoglienza turistica in riva al Lario, Schieppati aveva citato due esempi in negativo: l’ex albergo Grande Bretagne di Bellagio, da trent’anni in attesa di essere ristrutturato, e le condizioni della rete idrica di Magreglio, paese in cui l’acqua non soltanto è razionata nel pieno della stagione turistica ma scende dai rubinetti con un colore marrone.
Il direttore di “Artù” si dice ora «soddisfatto della risposta del sindaco di Bellagio, che ha fornito civilmente informazioni utili a capire la situazione del Grande Bretagne», mentre si dichiara «esterrefatto» per le parole di Paolo Ceruti. Ma procediamo con ordine. Angelo Barindelli, primo cittadino della Perla del Lario, ha spiegato di essere d’accordo con Schieppati sul fatto che «il Grande Bretagne, così com’è, non è un belvedere e danneggia l’immagine di Bellagio» e ha assicurato che è in dirittura d’arrivo l’accordo tra l’amministrazione comunale e i proprietari dell’ex hotel che consentirà di avviare il recupero dello storico albergo. «Ci auguriamo che in inverno parta il cantiere», ha sottolineato Barindelli.
Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda Magreglio. Il vicesindaco, Paolo Ceruti, in risposta alle critiche del direttore di “Artù”, ha spiegato che «il terreno roccioso non permette più di tanto di raccogliere le acque nel sottosuolo», che il Comune ha «sperimentato tutte le fonti di approvvigionamento disponibili» e che il razionamento dell’acqua è stato applicato a partire dal 12 agosto a causa della siccità verificatasi in quei giorni. L’ordinanza comunale prevede la sospensione dell’erogazione dell’acqua potabile dalle 23 alle 5 del mattino. Per quanto riguarda il colore dell’acqua, il vicesindaco ha sottolineato che «se un impianto viene ciclicamente chiuso è naturale che l’acqua, quando torna a scorrere, smuova sabbie e scorie metalliche».
«Magreglio è una località montana, visto che sul suo territorio insistono montagne che superano i 1.500 metri di altitudine – fa però notare Schieppati – Ribadisco che è assurdo che un paese montano abbia problemi che non esistono nemmeno in Marocco. La mia critica, comunque, non riguardava tanto il razionamento di un bene primario come l’acqua (fatto comunque assurdo e riconducibile a una pessima organizzazione tecnica della gestione e dei sistemi di prelievo, raccolta e pompaggio), quanto il fatto che il consumo di acqua potabile sia a rischio sanitario per le persone. E senza che l’amministrazione si assuma alcuna responsabilità in merito».
Paolo Ceruti, in realtà, ha garantito «che l’acqua è potabile» perché «la peschiamo dalla falda freatica sotto il fondale del lago».
«L’acqua scende dai rubinetti color marrone, tutti lo sanno – ribatte però il direttore di “Artù” – Da anni residenti, villeggianti e albergatori utilizzano acqua minerale naturale, che costa non poco, per bollire gli alimenti, onde evitare il rischio di assunzione di bacilli che andrebbero identificati con un intervento dell’Asl, evidentemente non richiesto dalle istituzioni locali. Nel dubbio, i magregliesi convivono con l’emergenza, ma preferiscono non rischiare. Per capire il disagio diffuso in paese, basta collegarsi a Internet e verificare sui social network il dibattito, ormai annoso, sull’argomento. È poi ridicolo imputare la lurida colorazione dell’acqua al fatto che gli impianti vengano ciclicamente chiusi».
Secondo Schieppati, inoltre, il problema di fondo è un altro e cioè la grande quantità di case che sono state costruite negli ultimi anni senza che «i servizi si siano sviluppati proporzionalmente».
«La mia critica – conclude il direttore di “Artù” – era comunque rivolta a certa miopia amministrativa, incapace di pensare e operare in chiave moderna e di sviluppare le potenzialità delle località turistiche».

Nella foto:
Alberto Schieppati, direttore editoriale di “Artù”

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.